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Piccola Posta
I passi indietro ad Abu Dhabi e gli spari contro Alekseev
Mentre ad Abu Dhabi si parlava di “passi positivi”, a Mosca i colpi di pistola ricordavano che la guerra continua anche lontano dal fronte
Giovedì 5 febbraio si concludeva la nuova puntata del negoziato preliminare, chiamiamolo così, fra Russia e Ucraina, con la corriva sovrintendenza americana, e i protagonisti, dell’una e dell’altra parte, dichiaravano che “sono stati fatti passi positivi”. C’è stato un accordo sullo scambio di prigionieri. Sulla sostanza, la guerra, non è stato fatto nessun passo avanti, forse un passo indietro, se è vero che ora la Russia non si contenta dell’intero Donbas, compresa la parte che non è riuscita a occupare, ma pretende che l’Ucraina ne riconosca formalmente l’appartenenza legale alla Federazione russa: una provocazione in più. Il passo avanti sembrava implicito nella composizione delle delegazioni, guidate dai capi dei servizi di sicurezza, il russo generale Igor Kostyukov, e l’ucraino generale Kyrylo Budanov, da poco promosso a capo del gabinetto presidenziale al posto già di Yermak, e da sempre bestia nera della sicurezza russa, come autore dei più audaci e riusciti colpi oltre il confine russo. Ad Abu Dhabi si era detto che fosse presente anche il vice di Kostjukov, il generale Vladimir Alekseev, che la mattina dopo, 6 febbraio, all’uscita di casa a Mosca è stato raggiunto da tre proiettili sparati da un attentatore il quale, fino a quando scrivo, è riuscito poi a fuggire.
Ora, le cose si fanno più romanzesche che nei romanzi, più cinematografiche che nei film. Che Budanov, già bersaglio, a 40 anni appena compiuti, di una decina almeno di attentati progettati come mortali, abbia programmato o lasciato programmare l’attentato contro il vice del nemico e collega che fino al giorno prima gli sedeva di fronte, è un’ipotesi che fa immaginare un sangue freddo più forte del gelo che stringe l’intera Ucraina dalle centrali quotidianamente bombardate. Se, come sembrerebbe probabile, così non è, allora c’è qualche concorrente, in Ucraina, o in Russia. E dal momento che Alekseev ha alle spalle un curriculum illustre - massacri siriani, manipolazioni elettorali qua e là, avvelenamenti mirati come quello contro Sergej Skripal e figlia in Gran Bretagna, torture metodiche dei prigionieri di guerra, resa dei conti con Prigozhin eccetera - i pretendenti alla sua tentata liquidazione sono numerosi, esterni e interni, collettivi o privati.
I generali russi che hanno perduto la vita sul campo del disonore sono una ventina. Ciò che lascia immaginare che cosa sarebbe un dopoguerra anche all’indomani di una vittoria piena dell’esercito russo, e un regime fantoccio installato in Ucraina.