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PICCOLA POSTA
La realtà si fa beffe a bastonate di un novello Don Chisciotte e dei suoi libri
Le dichiarazioni universali di uguaglianza, come quella d'indipendenza statunitense o la nostra Costituzione, sono in contrasto con la realtà odierna, troppo lontana da quelle parole. Scritti solenni, buoni per sognare o finire nella monnezza della storia
La mia è una casa vetusta, un po’ diroccata, ha una corte e una torre. Nella torre c’è una stanza, fredda, in cui sono raccolti, dall’antichità a oggi, gli scritti solenni in cui è stato dichiarato il valore universale dell’umanità. (C’è anche, molto discusso, san Paolo, “Non c’è giudeo né greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina...”). Beninteso, gli autori (e, quando è successo, le autrici) di quei testi solenni non hanno mai creduto davvero che potessero corrispondere alla realtà, benché non di rado nei momenti in cui li componevano i loro animi fossero infiammati di entusiasmo e di mutua confidenza. Però non hanno nemmeno creduto davvero che fossero una caricatura grottesca della realtà, e che servissero a mascherarla, fino a venire apertamente derisi e buttati via, nella poubelle de l’histoire, la monnezza della storia, dai nuovi becchini del mondo. Ieri dunque mi sono messo addosso una coperta e sono salito nella stanza della torre, a rileggere. “Consideriamo verità evidenti per sé stesse che tutti gli uomini sono creati uguali – All men are created equal; che sono stati dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili; che, fra questi diritti, vi sono la vita, la libertà e il perseguimento del benessere”. Era la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, 4 luglio 1776. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, non dice più “gli uomini” ma “gli esseri umani”, non dice più che “sono creati” ma che “nascono”: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”, è l’Articolo 1. Fu adottata dall’Assemblea Generale con 48 voti a favore e 8 astensioni: Arabia Saudita, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Polonia, Repubblica del Sudafrica, Ucraina, Unione Sovietica. All’Art. 2 recita: ” Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, DI RICCHEZZA, di nascita o di altra condizione”. Ho ingrandito quel “di ricchezza”, perché era il giorno di uscita del rapporto Oxfam (Nel 2025, il numero dei miliardari nel mondo ha superato quota 3.000, con un patrimonio aggregato che ha raggiunto il livello record di 18.300 miliardi di dollari. La crescita delle fortune dei super-ricchi è stata di 2.500 miliardi di dollari, una cifra che equivale alla ricchezza detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ovvero 4,1 miliardi di persone… Oggi, il 5 per cento più ricco delle famiglie italiane è titolare della metà della ricchezza nazionale… Eccetera).
La famosa Costituzione francese del 1793 scriveva, all’articolo 3: “Tutti gli uomini sono uguali per natura e davanti alla legge”. E all’art. 35: “Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri”. Più affilatamente, all’art. 27: “Ogni individuo che usurpa la sovranità, sia all’istante messo a morte dagli uomini liberi”. La Costituzione italiana, all’art. 3, dice che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, e aggiunge addirittura che: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Sono andato avanti ancora un po’. Ho risfogliato i “Quattro libri di Amadigi di Gaula”, e le “Prodezze di Splandiano suo figliuolo legittimo”. Il “Don Ulivante di Laura” e il “Florismarte d’Ircania”. E il gigante Caraculiambro, dominatore dell’isola di Groenlandia. E avanti, più di cento volumi assai ben legati, e altri di picciola mole. Poi ho richiuso, sono sceso, e ho deciso, per l’esaltamento del mio onore e il servigio della mia repubblica di farmi cavaliere errante, e con armi e ronzino scorrere tutto il mondo cercando avventure ed occupandomi negli esercizi tutti dei quali ho fatto lettura. Fino ad esser coronato per lo meno imperatore di Trebisonda in grazia del valore del mio braccio. Quando mi sono ridestato, ancora dolorante per le bastonate in tutte le ossa, mia nipote, la mia badante, il curato e il barbiere del paese avevano buttato giù dalla torre tutti i libri e fatto un falò così alto che si vedeva da Sant’Andrea in Percussina.