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Sulla sostituzione etnica, Meloni deve sconfessare se stessa o solo il suo ministro?

Adriano Sofri

Lollobrigida ha fatto il signore dopo le polemiche sulle sue dichiarazioni: poteva dire "e allora mia cognata?". Ma la domanda è se la formula famigerata suoni scandalosa sempre o solo quando è pronunciata da chi governa

Non è facile raccapezzarsi nella scena pubblica italiana. Un ministro mette in guardia dal disegno della sostituzione etnica. Ne nasce un grande clamore. Qualcuno gli ricorda precedenti e aree di origine e diffusione dell’espressione. Qualcuna sottolinea che non si sia trattato di uno scivolone, ma della manifestazione di un tenace retroterra culturale. Qualche altra, o altro, ipotizza che il malcapitato, benché ministro della Repubblica, non abbia una chiara idea delle implicazioni di quella formula grondante di conseguenze micidiali. Che l’abbia detto innocentemente, a sua insaputa, per così dire – è l’ipotesi meno indulgente. Lui ci torna su, è quasi offeso, la sinistra solleva il solito polverone, dice. Ma le proteste indignate si rincarano. Un ministro della Repubblica che pronuncia con naturalezza parole che già designarono la cospirazione contro la modernità e la sua diabolica regia giudaica, e poi furono costitutive dell’aggressione paranoica nazista! La presidente del Consiglio (sua cognata, si aggiunge, per dovere di cronaca, ma non c’entra) deve subito e solennemente smentire il suo ministro!

Però la presidente del Consiglio aveva pronunciato quella formula, l’aveva gridata, come il ritornello decisivo della sua visione del mondo. L’aveva anche corredata del suo pendant semitico, quel nome fatidico di Soros che quando non ci sarà più bisognerà che lo reinventino. E man mano che lo sdegno contro l’uscita del ministro monta ed esonda, qualche televisione si ricorda di mandare in onda il florilegio di discorsi della presidente del Consiglio conclusi dall’esecrazione della sostituzione etnica. E poi il giorno dopo, mentre titoli e cronache e commenti echeggiano sdegno e richiesta di sconfessione del ministro, qua e là compaiono minuziose antologie delle frasi della presidente del Consiglio coronate dalla sostituzione etnica.

Uno non si capacita facilmente. La presidente del Consiglio deve sconfessare se stessa, o solo il suo ministro? E la formula famigerata, suona scandalosa sempre, o solo quando è pronunciata da chi governa (che certo è un’aggravante, perbacco)? E andare al governo, o almeno mettersene a capo, equivale a un’amnistia generale?

Cavalleresco comunque, il ministro. Un altro avrebbe detto: “Ma ve la prendete così con me, e allora mia cognata?…”. Non l’ha detto. Si è sacrificato per lei – un sostituto etico. Un signore.