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Un cavillo o un partito preso: Mazzara assolto in appello

Nel processo per l'assassinio di Mauro Rostagno è stata confermata la condanna del boss Vincenzo Virga. Non quella di Vito Mazzara, che in primo grado era stato accusato di essere l'esecutore

21 Febbraio 2018 alle 06:10

Un cavillo o un partito preso: Mazzara assolto in appello

Giudici di Palermo hanno concluso il processo d’appello per l’assassinio di Mauro Rostagno confermando la condanna del boss mafioso trapanese Vincenzo Virga come mandante e assolvendo Vito Mazzara, che in primo grado era stato condannato come esecutore. Avevo seguito il primo processo a Trapani e ne avevo scritto in un libro, “Reagì Mauro Rostagno sorridendo”. Mi ero convinto, come i giudici di quel processo, che la colpevolezza di Mazzara fosse stata clamorosamente provata dalla perizia genetica sui reperti dell’arma usata per l’omicidio il 26 settembre del 1988. La perizia, ordinata dalla Corte, aveva identificato non solo la traccia sicura del dna di Mazzara ma anche quella di un suo parente stretto.

 

Nell’appello palermitano la Corte aveva respinto la richiesta di un rinnovamento della perizia genetica. Dunque la sentenza non è facile da interpretare. La conferma della condanna di Virga vuol dire che la matrice mafiosa dell’assassinio di Rostagno è provata per i giudici al di là della perizia, sulla base delle numerose testimonianze di membri di primo piano di Cosa Nostra. L’assoluzione di Mazzara può voler dire che la Corte d’appello abbia ritenuto infondata o insufficiente la perizia genetica senza nemmeno provarne la ripetizione, oppure che l’eventualità dell’attribuzione a due persone (Vito Mazzara, campione di tiro ed esecutore di altri omicidi di mafia, per i quali sconta altri ergastoli, teneva in deposito presso uno zio le sue armi) basti a togliere la certezza su chi dei due compatibili con la traccia di dna sia stato lo sparatore. Il secondo caso sembra un cavillo, il primo un partito preso. Dunque, come si dice, bisogna “aspettare le motivazioni” e poi, chi vorrà, metterle a confronto con quelle della sentenza di primo grado, imponente per ampiezza e scrupolo. Intanto io, avendo scritto della responsabilità di Mazzara – il quale l’ha sempre negata – prendo ora atto della sentenza, che non autorizza più a farlo col sostegno del tribunale.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    21 Febbraio 2018 - 11:11

    Senza colpa Sofri rispolvera il più classico refrain giudiziario dell'italia degli ultimi decenni "aspettiamo le motivazioni ".Io che sono in pista da 80 primavere e sono appassionato di cronaca nera non ricordo aver letto motivazioni di sentenze se non in casi rarissimi e con ampi tagli.Questo a significare che a nessuno interessa perchè un imputato è stato assolto assolto o condannato ,vale solo se o non. E' chiamata verità processuale,una convenzione più che una una luce.

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