Masud Barzani (foto LaPresse)

Baghdad emette un ordine di cattura contro il "suo" popolo curdo

Adriano Sofri

La ritorsione del Parlamento iracheno contro il voto di lunedì: "Barzani va consegnato alla giustizia"

A prenderla sul serio è una dichiarazione di guerra. Il parlamento iracheno, al cospetto del governo dunque col suo assenso, ha votato mercoledì una serie di ordini incommentabili alla luce di un’ordinaria intelligenza, tanto più se si ricordi che intendono reagire allo svolgimento di un referendum consultivo in una regione autonoma del paese. I massimi dirigenti del Governo Regionale Curdo, a partire da Masud Barzani, in quanto promotori del referendum, e il governatore di Kirkuk, devono essere consegnati alla giustizia irachena. Tutti i valichi di cielo e di terra fra il Kurdistan e il resto del mondo devono essere chiusi, e la merce che vi transita considerata contrabbando. I paesi limitrofi sono invitati a collaborare col governo iracheno per attuare questi provvedimenti. Il governo richiami tutti gli Stati che hanno consolati nel Kurdistan perché li traslochino fuori dalla Regione Curda, nel governatorato iracheno più vicino (nel nostro caso, a occhio e croce direi che si tratti di Mosul…). Tutti i dipendenti pubblici curdi che hanno votato al referendum saranno perseguiti amministrativamente e giudiziariamente. I pozzi di petrolio delle “zone contese” devono essere liberati dalla presenza curda e da qualunque ente straniero o locale che non sia il ministero di Bagdad. Kirkuk dev’essere restituita alle forze armate irachene. A queste ultime si ordina di occupare Kirkuk e le altre zone contese e di attuare gli ordini suddetti, e altri che sui due piedi io non ho ancora afferrato. Il primo ministro Abadi ha per suo conto chiarito due condizioni alle quali sarebbe pronto a riaprire il dialogo con la leadership curda: la cancellazione del referendum già svolto (!) e lo sgombero di Kirkuk, che la riporti alla situazione precedente il 10 giugno 2014.

 

Se la prima condizione suscita dei sorrisi, la seconda eccita al sarcasmo: dato che Kirkuk fu occupata dai peshmerga perché l’esercito iracheno se l’era squagliata, viene da dire che andrebbe restituita all’Isis, cui i peshmerga in quel giugno sbarrarono la strada. La morale provvisoria è che il governo di Baghdad ha emesso un generoso mandato di cattura nei confronti del “suo” popolo curdo, o perlomeno di un suo 75-80 per cento (la quota dei votanti sugli aventi diritto; i Sì sono provvisoriamente attorno al 91 per cento). Fin qui quando scrivo. Nelle stesse ore un’avanzata dell’Isis nel governatorato sunnita di Anbar ha messo nelle sue mani un deposito di armi irachene nei pressi di Ramadi: storia che si ripete. Intanto nella regione curda dell’Iran, in particolare a Sanandaj e Mahabad, si svolgono da lunedì sera manifestazioni senza precedenti di celebrazione del referendum, cui le autorità militari iraniane hanno risposto con un gran numero di arresti.

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