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oltre il muro. del suono

Viaggio a Berlino

Trent'anni fa cadeva il Muro. Abbiamo chiesto a Gianni Maroccolo, Enrico Ruggeri e Massimo Zamboni di raccontarci come la musica ha contribuito alla riunificazione di est e ovest 

9 Novembre 2019 alle 06:00

Viaggio a Berlino

8 novembre 1989, cade il Muro di Berlino (foto LaPresse)

Il 9 novembre del 1989, a 28 anni dalla sua costruzione, cadeva il Muro di Berlino. Un passaggio storico che in tanti hanno analizzato e raccontato. In occasione del trentennale di quell'evento abbiamo chiesto a tre protagonisti della musica italiana che per diverse ragioni hanno subito il “fascino” della Berlino divisa dal Muro di parlarci della loro esperienza. Un viaggio in tre puntate in cui Gianni Maroccolo, Enrico Ruggeri e Massimo Zamboni ci hanno raccontato i loro viaggi a Berlino (prima e dopo la caduta del Muro), di come il krautrock li abbia influenzati e formati ma, soprattutto, ci hanno spiegato come e perché la musica ha contribuito a far cadere il Muro.

Qui le tre puntate del nostro reportage:

 

Oltre il Muro. Del suono

Trent'anni fa crollava il Muro di Berlino, costruito nel 1961. In quei 28 anni la capitale tedesca non era stata solo l'epicentro della Guerra Fredda ma anche una fucina di idee e musica. Viaggio a puntate con Gianni Maroccolo, Enrico Ruggeri, Massimo Zamboni

 

La musica che fece scricchiolare il Muro

Prima del crollo del 9 novembre del 1989 il rock aveva già superato la barriera che divideva Berlino est e Berlino ovest. Il racconto di Gianni Maroccolo, Enrico Ruggeri e Massimo Zamboni

 

Il mondo dopo Berlino

Cosa è rimasto, oggi, della città divisa dal Muro. Terza puntata del viaggio (musicale e non solo) con Gianni Maroccolo, Enrico Ruggeri e Massimo Zamboni

 


I protagonisti

Gianni Maroccolo

Bassista, produttore musicale, classe 1960. A Berlino arriva, nel 1984, come bassista dei Litfiba, gruppo che ha contribuito a fondare quattro anni prima e con il quale è stato tra i protagonisti della scena New wave italiana. Il concerto del 1984, che è stato pubblicato anni dopo nella raccolta Litfiba Rare & Live, anticipa il primo album in studio della band, Desaparecido (1985). Fin dall'inizio, infatti, i Litfiba danno molta importanza alle esibizioni live e suonare al Loft di Berlino diventa un'occasione unica. Maroccolo è probabilmente il componente del gruppo che più subisce il fascino della musica tedesca di quegli anni (il cosiddetto “krautrock”) e non sa che, qualche anno dopo, la sua strada si incrocerà con quella di Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti. Nel 1989, anno della caduta del muro, lascia i Litfiba. Nel 1990 produce e partecipa alla realizzazione del quarto e ultimo album dei Cccp, Epica Etica Etnica Pathos. Nel 1992 fonda i Csi. 

   

    

Massimo Zamboni

Chitarrista, classe 1957, è stato, insieme a Giovanni Lindo Ferretti, il fondatore dei Cccp e, successivamente, dei Csi. Un percorso musicale che, anche dal punto di vista degli acronimi, ripercorre la storia di quegli anni. I Cccp (sigla cirillica che sta per Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) nascono a Berlino nel 1981 dall'incontro tra Massimo e Giovanni. Il primo ha 24 anni, è un chitarrista ma non è arrivato a Berlino per suonare. Come racconta nel libro dedicato a quell'estate (“Nessuna voce dentro. Un'estate a Berlino Ovest”, Einaudi, 195 pagine, 17 euro) è alla ricerca della sua voce. E la trova, in maniera del tutto inaspettata in un ragazzo un po' più grande di lui, 28 anni, che però viene dalla sua stessa terra: l'Emilia “paranoica” nella quale faranno ritorno pronti a iniziare un viaggio che durerà fino al 2000. Nel 1990 dopo la caduta del muro i Cccp si sciolgono e nascono i Csi (acronimo che sta per Consorzio Suonatori Indipendenti ma ricorda la Comunità degli stati indipendenti creata da nove delle quindici ex repubbliche sovietiche, compresa la Russia). Nati a Berlino come Cccp, Massimo e Giovanni si dividono, per sempre, sempre a Berlino, diciannove anni dopo. Tornati nella città che li aveva fatti incontrare per incidere un nuovo disco, decideranno invece di dirsi addio. Intervistato da Repubblica Ferretti descriverà quella separazione così: “Io sono uno che alla fine della giornata deve fare quadrare il bilancio, sono un tipo complesso, per questo chiedo agli altri di starmi lontano. Forse in questo Berlino mi assomiglia. A me la nuova città piace moltissimo. Gli altri dicono che si sta rovinando, dicono che anch'io mi sto rovinando”.

    

   

Enrico Ruggeri

Cantautore, classe 1957, il suo rapporto con Berlino è “mediato” dalla passione per due grandi mostri sacri della storia del rock: Lou Reed e David Bowie. Per entrambi Berlino è la città della risurrezione dall'abisso. Lì, nel luogo probabilmente più inospitale del mondo, tra le macerie di un passato che non c'è più, tra i fantasmi di un presente che i giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck raccontano senza censure in “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, con un futuro su cui incombe il peso di una guerra fredda, Reed e Bowie creano probabilmente i loro migliori album. Sicuramente i più intensi. Ruggeri, che nel 1977 ha fondato i Decibel con i quali ha compiuto il percorso dal punk alla New wave, guarda più a Londra che a Berlino. Ma non può evitare di fare i conti con ciò che artisticamente sta succedendo nella città del muro. Sullo sfondo anche il suo rapporto molto particolare con la Russia. Negli anni in cui cade il muro di Berlino è spesso a Mosca dove viene invitato a suonare e tiene numerosi concerti. Nel 1989 pubblica Contatti, un album con tre inediti orchestati dalla filarmonica di Mosca. In copertina una foto con due cabine telefoniche e la scritta in cirillico “telefono pubblico”. A sinistra Ruggeri, a destra un militare russo. Il legame indissolubile con Lou Reed e Bowie ha segnato anche gli ultimi lavori di Ruggeri. Nell'album Alma, la canzone “Forma 21” è una “traduzione” in musica del racconto che la moglie, Laurie Anderson fece degli ultimi momenti di vita di Lou Reed. “Lettera dal Duca” è invece il brano che i Decibel hanno portato al Festival di Sanremo nel 2018. Il riferimento è ovviamente al “duca” Bowie. Il video della canzone è stato girato Hansa Studios di Berlino. Il luogo che più di altri rappresenta cosa ha significato la musica per Berlino e Berlino per la musica.

  

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