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Il canto beato del destino

L’uomo e Dio, più che la morte. Il Venerdì santo di 150 anni fa la prima del “Requiem tedesco” di Brahms

31 Marzo 2018 alle 06:00

Il canto beato del destino

Johannes Brahms

Dieci aprile 1868. Venerdì santo. La cattedrale dedicata a san Pietro nel centro di Brema è in penombra. Qualche rivolo di luce rischiara le volte di una struttura che alterna il romanico al gotico, luogo testimone del periodo turbolento della Riforma protestante. Johannes Brahms ha quasi trentacinque anni. Gli ultimi quindici li ha passati a scrivere Ein deutsches Requiem che da lì a pochi minuti vedrà il suo esordio ufficiale. Le volte tardogotiche proteggono e amplificano la sconcertante bellezza che...

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Mario Leone

Nato nel 1981 a Gravina in Puglia. Da quando ha coscienza non ricorda una giornata senza musica: suonata, studiata, ascoltata o scritta. Il pianoforte e il coro gli studi di tutta la vita.  L'insegnamento una divertentissima sfida. Cerca di seguire le regole di vita musicale del compianto Schumann e intanto scrive anche per il Corrieremusicale. La musica o è bella o è brutta. Questa è l'unica distinzione. L'Urbe l'ha adottato. Hélène Grimaud l'ideale di donna. Milanista “from the cradle to the grave”.

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