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Cinquant'anni di Jethro Tull

La band di Ian Anderson è in tour in Italia. Qui cinque curiosità e cinque video sul gruppo di Luton che suonò per la prima volta il 20 dicembre 1967

23 Giugno 2017 alle 11:54

Rock progressive, Hard rock, Blues rock, Folk rock: molte le etichette che sono state date alla musica dei Jethro Tull, da quando il 20 dicembre del 1967 la band di Luton suonò per la prima volta. Cinquant’anni di musica, in cui hanno pubblicato 54 album, venduto 65 milioni di dischi, fatto 3000 concerti in 40 Paesi. Cantante, compositore, chitarrista, armonicista e soprattutto flautista il leader e icona del gruppo è lo scozzese Ian Anderson, ormai arrivato ai 70 anni. Un “marchio di fabbrica” sonoro, per quella sonorità così inconsueta nel rock, e invece dal sapore di World Music ante litteram. Un “marchio di fabbrica” anche visuale, per quel modo di suonare in equilibrio su una gamba sola, riprodotto infatti sul logo del gruppo. Nell’aprile di tre anni fa proprio un Anderson ormai concentrato su un’esperienza da solista aveva definito l’esperienza dei Jethro Tull conclusa. Tuttavia, lo scorso 24 marzo è uscito il nuovo album “Jethro Tull – The String Quartets”. E proprio in questi giorni Ian Anderson festeggia il mezzo secolo dei Jethro Tull riproponendone il repertorio in una tournée italiana (stasera, 23 giugno, a Roma, all’Auditorium Parco della Musica; il 24 a Sogliano al Rubicone, Piazza Matteotti; il 26 a Brescia, Piazza della Loggia ndr).

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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