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E’ ufficiale: i millennial americani hanno superato i boomer. Ma è poi vero? Contraddizioni dell’identità

La nuova generazione: ragazzi che vivono con i genitori, che non riescono a comprarsi una casa ma risparmiano molto, hanno un debole per le idee socialiste e il tofu, sono introflessi, annoiati, secolarizzati, laureati, indebitati e pure indecisi

28 Aprile 2016 alle 06:13

E’ ufficiale: i millennial americani hanno superato i boomer. Ma è poi vero? Contraddizioni dell’identità

New York. Da lunedì è ufficiale: i millennial americani hanno superato i baby boomer. Il prestigioso istituto Pew ha analizzato con la perizia solita i dati sulla popolazione del Census Bureau, ricavandone la notizia del definitivo sorpasso. Oggi ci sono in circolazione 75,4 milioni di millennial, contro i 74,9 milioni di baby boomer. Quelli della generazione X supereranno i loro padri se va bene nel 2028. Il dato statistico ha offerto l’occasione per il consueto giro di editoriali pensosi sulle caratteristiche che distinguono i millennial dalle altre generazioni, e così s’è discettato dei ragazzi che vivono con i genitori, che non riescono a comprarsi una casa ma risparmiano molto, hanno un debole per le idee socialiste e il tofu, sono introflessi, annoiati, secolarizzati, laureati, indebitati e pure indecisi, ché non sanno bene quale di queste caratteristiche dovrebbe preoccuparli di più. E a quale dovrebbero dare la precedenza nelle lamentele.

 

Ma il più millennial di tutti gli editoriali sul sorpasso dei millennial lo ha scritto sul Washington Post Philip Bump, che è della generazione X. Bump dice che lunedì i millennial non hanno superato i boomers, ma lo avevano già fatto tempo fa, tutto dipende da come si conteggiano le generazioni, e c’è chi usa la forbice minimalista di Pew (1981-1997) oppure chi, come Neil Howe, il padre putativo del nome, propende per uno spettro più ampio (1982-2004). Wikipedia dice che i millennial finiscono con i ragazzi nati “attorno al 2000” e questo grigiore dei conteggi e delle statistiche non potrebbe essere più millennial, che odiano tante cose ma sopra tutto odiano definire. L’attività stessa di demarcare è vista con sospetto, dalle differenze di genere al bipolarismo politico. La guerra dei bagni e un ciclo elettorale segnato dagli outsider sono soltanto esempi dell’insofferenza nei confronti delle idee chiare e distinte.

 

Affermare con certezza che i millennial hanno superato questo o quell’altro gruppo generazionale rischia di inciampare in una petizione di principio: come si può definire l’indefinibile? L’ufficialità della notizia data da Pew implica che una generazione possa essere osservata, sezionata, riconosciuta, attività complicata in un contesto in cui non è nemmeno chiaro quale bagno usare. Gli attivisti del Family Policy Institute of Washington sono andati in giro per un campus a fare domande a studenti millennial sull’identità e i suoi limiti. Si parte con la più facile, sul bagno, e si finisce con l’imbarazzo di non poter stabilire se l’intervistatore che si proclama cinese e alto due metri (ma appare come un bianco basso) lo è veramente oppure no. Magari là fuori ci sono milioni di millennial che si sentono boomer nell’animo, e le statistiche d’improvviso vanno in fumo.

 


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