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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

WhatsApp

Senza non sapremmo più come dire le cose. Ormai è parte della nostra vita, che ci piaccia o meno, In ogni caso, anche se non sappiamo esattamente cosa pensarne, spariamone di grosse

20 Ottobre 2017 alle 06:10

WhatsApp

foto di Hernán Piñera via Flickr

• Avrebbe potuto essere una delle grandi conquiste dell’umanità, ma siamo stati in grado di trasformarla in una delle maggiori fonti di stress. Dolersene.

 

• Le spunte grigie sono come il test di Wasserman, possono essere falsamente negative, perché ci sono degli utenti, scaltrissimi, che riescono a leggere i messaggi senza far apparire la doppia spunta blu. Dolersene.

 

• La deriva maniacale degli sms.

 

• Stigmatizzare i mittenti compulsivi che, giacché i messaggi sono gratuti, scrivono “Ciao, come stai?” in tre invii separati. Parlare di sincopatologia della vita quotidiana.

 

• Ricordarsi di disattivare il segnale acustico alla ricezione del messaggio, diversamente in caso di mittente compulsivo il cellulare ha effetti devastanti durante le riunioni col capo.

 

• Perché l’ansia da risposta tardiva su WhatsApp è infinitamente più intensa che in caso di normale sms? Ah, saperlo.

 

• Aborrire le chat collettive. Temutissime quelle di classe, dove è pressoché impossibile discernere le notizie importanti, tipo l’annullamento della settimana bianca, dalla petulanza della mamma del compagno di classe che chiede la ricetta filologica del vitello tonnato. (Vedi seguente)

 

• Quasi altrettanto temibili di quelle di classe sono le chat di famiglia, dove se non si commenta positivamente la foto della cugina Rosaria con il nuovo paio di sandali gioiello, possono nascere faide dolorosissime.

 

• Deplorare i logorroici che usano la versione desktop di WhatsApp e per questo scrivono degli articoli di fondo invece che dei messaggi.

 

• Usare i messaggi vocali in WhatsApp è come guidare una Ferrari e stare sulla corsia di destra tutto il tempo a 50 all’ora. Convenirne.

 

• Intasare la memoria del cellulare del prossimo con immagini pesantissime e irrilevanti è una forma di bullismo. Convenirne.

 

• Quelli che hanno WhatsApp sul cellulare ma rispondono solo agli sms e non si sa perché. Aborrire.

 

• Quelli che insistono a fare le chiamate vocali via WhatsApp nonostante non siano mai riusciti a effettuarne neppure una con successo.

 

• Spiare compulsivamente il cellulare per controllare se le spunte del messaggio che avete mandato alla persona del cuore abbiano cambiato colore dal grigio al blu. Dopo la seconda volta si scivola nel patetico. Convenirne.

 

• Nascondere l’ora dell’ultimo accesso è una forma di crudeltà mentale. Convenirne.

 

• Se l’orario del suo ultimo accesso è cronologiamente successivo alla doppia spunta grigia del vostro messaggio si è autorizzati a dedurne che non gli/le non importi un accidente di voi. Dolersene. Convincersene.

 

• Conoscere alcuni sadici che prima di leggere il messaggio mettono il telefono in modalità aereo, così da non far apparire la doppia spunta blu. (Vedi seguente)

 

• Ironizzare con un amico che si occupa di comunicazione sulla deriva semiologica di questa società il cui benessere psichico dipende dal colore grigio o blu della doppia spunta.

 

• Ogni volta che si riceve una sequenza di messaggi superflui via WhatsApp, ricordare che mediamente uno smartphone è circa due milioni di volte più potente dei computer con cui l’Apollo 11 è andato sulla luna. Intristirsene.

 

• Il primo abbonato al telefono non sapeva a chi telefonare. (Marcello Marchesi)

 

• Raccogliere le firme per una battaglia di civiltà: consentire gli sms solo a pagamento.

 

• Uozzàppamelo. È persino peggio di forwardamelo.

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