Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

Il lavoro senza l’ufficio

Il lavoro sta cambiando. Ormai la nostra vita si svolge prevalentemente intorno a un portatile. Ecco perché non potete non dire la vostra sul tema. E se non avete niente da dire, ecco qualche frase da ripetere senza sensi di colpa

6 Ottobre 2017 alle 06:15

Il lavoro senza l’ufficio

- Se ne parla, ma continua a essere un’utopia. Dolersene.

 

- Il mio ufficio? La mia mente è il mio ufficio. (Albert Einstein)

 

- Sulla carta sembra una genialata, poi in realtà finisce che si lavora sedici ore su ventiquattro, ma ti pagano per otto. Tuonare contro le aberrazioni del capitalismo avanzato.

 

- Brontolare che fino a che i sindacati continueranno a ragionare con categorie ottocentesche, resterà un miraggio. Prendersela col sindacato: un evergreen.

 

- Decretare la morte dell’open space. Replicare che sono vent’anni che si dice sia morto ma continuano a costruirne. Per tirarsela, controreplicare che il futuro sono i “coffices”, grandi spazi aperti a metà tra caffè e uffici, dove lavoratori armati di laptop collaboreranno in piccoli team.

 

- Il lavoratore emblematico di quest’epoca sconcertante deve stanziare molte ore al giorno in un caffè di una zona di recente gentrificazione con il proprio laptop. Se interrogato in merito, risponderà prontamente che sta finendo di scrivere una sceneggiatura o qualunque cosa che implichi una professione altrettanto creativa.

 

- Non avere un ufficio comporta anche degli svantaggi. Per esempio, al ritorno dalle rumorosissime e accaldatissime vacanze non ci si può più sedere alla scrivania in un locale climatizzato e silenzioso. Dolersene.

 

- Conrad aveva il problema di convincere sua moglie che quando guardava fuori dalla finestra stava lavorando. Voi avete una figlia trentenne che da anni sta al laptop dieci o dodici ore al giorno e non è ancora riuscita a convincervi del tutto che per stare sul divano con la tutona la pagano.

 

- Ogni volta che qualcuno usa l’espressione “smart working” avere notato una misteriosa contrazione dei vostri sfinteri. Arabescare deduzioni significative.

 

- Dire di avere capito che il futuro del lavoro sarebbe stato senza ufficio il giorno che dovevate appuntarvi un indirizzo e avete dovuto chiedere all’office manager una risma di extra strong perché nessuno dei colleghi sulle loro scrivanie aveva carta e penna.

 

- Apparire sempre molto indaffarati, rispondendo a una mail alle tre di domenica pomeriggio dalla spiaggia, lascia intendere che facciate un lavoro di prestigio e che siate molto in sintonia con lo spirito dei tempi. N.B. Una mail fa figo, dalle due mail in su fa sfigato.

 

- Lo splendore sociale è dire di stare pensando di trasferirsi in Canada (o in un altro paese altrettanto lontano), tanto con un portatile il vostro lavoro lo potete fare in qualunque parte del mondo. Non specificare che lavoro facciate. Non è necessario trasferirsi veramente.

 

- Lamentarsi che qui per quel che riguarda le nuove forme di lavoro siamo ancora all’età della pietra, mentre nel resto del mondo... Più si è vaghi, maggiore è l’effetto.

 

- Fare il temporary manager. Tra tutte le forme di precariato, certamente la più chic.

 

- Non appena si vede un open space con tanta gente, avvicinarsi a qualcuno e con aria carbonara chiedere: “Ma cos’è questo posto? Un coworking?” Non è necessario sapere cosa sia un coworking.

 

- Rievocare con nostalgia i tempi in cui nelle aziende c’erano gli uffici con le porte che si potevano chiudere. Aneddoti sexy: astenersi.

 

- Avere un capo che aveva la passione per le conference call e che ora ha scoperto le videochiamate di gruppo via Skype. Considerare che erano già un bagno di sangue in ufficio, ma dal divano di casa, con il pupo che gioca nella lettiera del gatto, la vicina che canta la Traviata e i Testimoni di Geova alla porta sono piacevoli come la Vergine di Norimberga. Convenirne.

 

- L’uomo sfrutta l’uomo e a volte è il contrario. (Woody Allen)

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