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Scrivere e parlare al tempo del web

Non siate troppo severi: l’italiano è vivo e lotta insieme a noi

I requiem per la “morte del congiuntivo”: prematuri. La pervasività dell’inglese: più un’impressione che un’effettiva realtà. I neologismi orrendi: si dimenticano presto. Un dantista in difesa della lingua che cambia

9 Gennaio 2017 alle 14:01

Albert Anker, “Ragazzo che scrive con la sorella”, 1875 (collezione privata)

Albert Anker, “Ragazzo che scrive con la sorella”, 1875 (collezione privata)

Nella classifica dei modi in cui gli italiani si sono più o meno metaforicamente scannati tra di loro nel corso della storia, un posto eminente occupano quegli scontri che non hanno fatto scorrere sangue (anche se, a dirla tutta, non ci giurerei), bensì i proverbiali fiumi di inchiostro: e cioè, i dibattiti linguistici. Da Dante “padre della lingua italiana” agli umanisti snob spregiatori del volgare, dal Bembo primo e vincente normatore della lingua della letteratura alle dure polemiche settecentesche tra...

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Mirko Volpi

Nato a Nosadello nel 1977. Ricercatore di Linguistica italiana all'Università di Pavia, si occupa di Dante, antichi commenti a Dante, antichi volgari italiani, lingua del giornalismo e della politica tra Otto e Novecento, su cui ha scritto svariati libri e saggi. Nel 2015 ha pubblicato "Oceano Padano" (Laterza). Sul Foglio gli permettono di parlare di cose totalmente innecessarie e nojose.

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