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Perché non possiamo sottovalutare i "vaffankulen" tedeschi dell'Afd

Il vai e vieni dei populisti d’Europa continua. In Italia gli urlatori sono afoni o quasi, mentre in Germania crescono. Movimento Cinque stelle e Alternative für Deutschland sono fenomeni distanti, ma in comune ci sono un paio di punti visibili.

5 Settembre 2016 alle 09:51

Perché non possiamo sottovalutare i "vaffankulen" tedeschi dell'Afd

Frauke Petry, leader dell'Afd (foto LaPresse)

San Quinto, martire.

 

Titoli. Il vai e vieni dei populisti d’Europa continua. In Italia gli urlatori sono afoni o quasi, mentre in Germania i vaffankulen salgono. Movimento cinque stelle e Alternative für Deutschland sono fenomeni distanti, ma in comune ci sono un paio di punti visibili: sono movimenti di recente costituzione (M5s è in pista dal 2008, Afd dal 2011) sono “anti” per definizione, si riforniscono entrambi al distributore dell’incertezza e della paura. In Italia i 5Stelle governano grandi città, mentre gli ultraconservatori tedeschi di Afd no (per ora). E’ la divergenza culturale tra il sistema politico italiano e quello tedesco: in Meclenburgo-Pomerania Afd resterà fuori dal governo perché l’idea delle larghe alleanze è un normale passaggio istituzionale che a Berlino si traduce spesso in Grosse Koalition, in Italia l’eterna battaglia a colpi di clava tra guelfi e ghibellini permette ai grilloidi di prendere il Campidoglio, con i risultati che vediamo. L’unico tra i grandi giornali a dedicare il titolo d’apertura al rovescio tedesco è La Stampa: “Balzo dei populisti, colpo alla Merkel”. Scelta azzeccata, il futuro passa a Berlino.

 

Da tenere a mente per il domani è l’ordine con cui la politica tedesca prepara anche i sottosopra politici: Afd è il secondo partito in Meclenburgo-Pomerania, ha superato la Cdu in casa Merkel, miete voti nell’Est, è presenti in nove parlamenti su sedici del sistema federale, fa rumore ma non è folklore, non è Dibba in motorino e Di Maio in sartoria, sono gli ultraconservatori tedeschi e la leader di Afd, Frauke Petry, non è la balbettante Virginia Raggi, ma una donna con quattro figli, laureata in chimica che parla un inglese fluente, ha fondato una propria azienda che produce materie plastiche e ha ricevuto la medaglia d’onore del merito della Repubblica federale tedesca nel 2012. Comprate la Settimana Enigmistica della Politica e trovate le differenze. La giunta Raggi in Germania sarebbe finita a incassare pernacchie in birreria, a Roma deve decidere se l’Italia debba concorrere o no a ospitare i Giochi Olimpici nel 2024.

 

Che succederà? Nel 2017 in Germania si vota, la cancelliera Merkel ha subito una sconfitta dura, piccola nei numeri (solo 1,3 milioni di elettori) ma di grande significato. Insegue il suo quarto mandato, ma alle sue spalle si addensano ombre. La cancelliera resta di gran lunga la figura politica più forte, ma la vittoria non è più un fatto scontato. Tutta colpa dei rifugiati siriani? No, imputare il risultato in Meclenburgo-Pomerania solo alla politica sull’immigrazione decisa dalla cancelliera è insufficiente. In Meclenburgo-Pomerania ci sono solo dodicimila rifugiati, lo scenario economico è positivo, ma nonostante i dati reali, gli elettori hanno votato identità contro il loro portafoglio. Conta ciò che è percepito, le ragioni del voto dunque si fondano su lampi di irrazionalità che per l’elettore spesso sono tutto. Lo spirito nella politica tedesca è Heartland, il cuore della terra. Gli analisti politici interpellati dal quotidiano economico Handelsblatt danno una lettura che non si riduce all’iconico arrivo dei migranti alla stazione di Monaco un anno fa. L’ascesa di Afd ha radici profonde, prolifera non a caso nell’Est, dove democrazia e diversità hanno una storia fragile o inesistente, un sentimento di incertezza sul futuro che si traduce in rancore verso partiti e istituzioni che hanno una tradizione. E la politica sui rifugiati, certo.  Che cambierà, perché la Spd – che ha perso cinque punti ma ha vinto le elezioni – ha già cominciato a disegnare il suo programma e Sigmar Gabriel qualche giorno fa – come abbiamo annotato su List – ha avvisato la cancelliera: accogliere un milione di rifugiati non è stata una buona idea, serve un tetto agli ingressi. L’anno prossimo si vota, il futuro dell’Europa passa a Berlino, quello dell’Italia pentastellata trapassa in Campidoglio.

 

 

Istat, come va l’economia italiana. Per sapere, per capire. L’istituto nazionale di statistica oggi pubblica la nota mensile sull’andamento dell’economia in agosto.

 

Aggiornamenti a 5Stelle. La Raggi va avanti, ha dato un’intervista a Porta a Porta, un suo collaboratore ha detto che hanno sbagliato a a causa del caldo, Dibba pensa di fare il premier, Di Maio cambia cravatta, l’assessora della monnezza dell’Urbe è indagata, nessuno grida più onestà onestà, il nuovo assessore al Bilancio è un magistrato che al Fatto Quotidiano dichiara: “Roma, fuori chi non lavora”. Prenoti i pullman per il trasporto degli imboscati, allora. Il neo-assessore leguleio scoprirà presto la realtà del Campidoglio e l’inadeguatezza dei suoi compagni di viaggio. Buon crash. I giornali fanno il titolo sui guai a 5Stelle: “Raggi: ho il sostegno di Grillo” (Corriere della Sera); “Caso Muraro, M5S cambia regole” (Il Messaggero); “Roma caos. Raggi frena il direttorio” (Repubblica). Quando il ridicolo si impossessa della politica, di solito finisce male.

 

Borsa americana chiusa. E’ festa, Labor Day. Anche in Canada.

 

Il G20 in Cina. Molte chiacchiere, ma la cooperazione sulla crescita mondiale resta un miraggio, perché è iniziata l’era del Pacifico e un semi-accordo pre-vertice sul clima tra Washington e Pechino non cambierà i destini del mondo. Come scrive Paul Donovan nella sua newsletter per UBS “la lista di risultati del vertice del G20 è così breve da essere non-esistente”. E’ un format da rifare. O disfare del tutto. Una sola certezza: l’economia globale è sempre nelle mani della Cina.

 

Theresa May schiaffeggia i Brexiters. Chiedevano una riforma radicale sulle regole di ingresso e permanenza dei cittadini dell’Unione euroepea, ma la signora di Downing Street ha detto no. Fuori dall’Unione non può voler dire fuori dal mercato.

 

Siria, Obama non c’è. Il presidente americano cerca un cessate il fuoco a Aleppo, ma tutta la sua linea politica è debole. Lo scrive il New York Times.

 

Boldrini globetrotter. Per la serie, i viaggi che cambieranno i destini del mondo: il presidente della Camera Laura Boldrini è in Giappone.

 

5 settembre. E’ il giorno del Terrore. Nel 1793 la Convenzione nazionale francese vota le misure del Terrore e mette in funzione permanente la ghigliottina.

 

 

In Rusia nel 1918 Stalin firma il decreto sul Terrore Rosso.

 

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