Sei donne che hanno cambiato il mondo

Giulia Ciarapica

Gabriella Greison
Bollati Boringhieri, 213 pp., 15 euro

Sei stelle luminose nel buio del secolo breve”, così le ha definite Gabriella Greison nell’ultimo libro “Sei donne che hanno cambiato il mondo”, specificando nel sottotitolo: “Le grandi scienziate della fisica del XX secolo”. E’ di loro che si parla, Marie Curie, Lise Meitner, Emmy Noether, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr e Mileva Maricć, sei donne che si sono avvicinate alla Fisica, l’hanno studiata, ne hanno compreso meccanismi e potenzialità in barba ai comuni pregiudizi maschili – che, si badi bene, non riguardano solo le infauste epoche del Medioevo, anzi – secondo i quali la femmina “adda fa’” la femmina (“Perché una ragazza carina come te studia materie scientifiche?”, chiese il professore di liceo a Elizabeth Blackburn, Nobel per la Medicina nel 2009).
Sì, ma cosa deve fare poi, questa famosa “femmina”? La moglie certo, la madre anche, e poi basta. Di studiare non se ne parla, anche se sembrerebbe che il cervello dell’uomo e della donna siano uguali. E quindi perché per lunghi secoli le donne non hanno potuto arrivare ai vertici – dello stato e delle arti? Questo resta un mistero (forse), ma sappiamo invece che di donne che hanno lottato per la loro indipendenza e che sono riuscite a sgusciare fuori dal recinto patriarcale ce ne sono state eccome. Ce le presenta la Greison, donna pure lei, giornalista e scrittrice, e come se non bastasse anche fisica – è proprio vero che le donne non sanno fare niente; l’autrice organizza questo libro-tributo alle sue eroine in modo originale e accattivante, sei brevi romanzi, sei donne per sei capitoli che si aprono con una canzone (e rispettivo album), la colonna sonora di queste vite straordinarie perché, ancor prima di essere “semplicemente” donne di scienza, loro sono frammenti di possibilità. Hanno aperto il cammino a chi sarebbe venuto dopo di loro, hanno lasciato un segno nella via dell’evoluzione non solo scientifica e culturale, ma soprattutto umana: la donna può. Può iscriversi all’università, può studiare la chimica, la fisica, la biologia e la matematica, può fare scoperte che cambieranno il mondo, può persino vincere il Nobel.
Da Ipazia a Rita Levi-Montalcini le donne hanno sempre dovuto battersi per vedere riconosciuta la loro naturale capacità di pensiero e azione, ecco perché il racconto di queste esistenze diventa fondamentale. All’epoca di Marie Curie l’Università di Varsavia era vietata alle donne, eppure se lo portò a casa quel secondo premio Nobel, insieme al commento di Albert Einstein: “La più grande scienziata di tutti i tempi”; non ebbe la stessa fortuna Lise Meitner, a cui spettava di diritto quel Nobel per la Chimica che venne assegnato soltanto a Otto Hahn nel 1944. E poi c’è Hedy Lamarr, che ideò un sistema per criptare i messaggi radio tra i centri di controllo e i siluri, in modo che non potessero essere intercettati; e ancora Mileva Maricć, una delle prime donne a studiare fisica al Politecnico di Zurigo, e Rosalind Franklin, che riuscì ad identificare la forma B del Dna e diventò anche un’icona femminista. E infine Emmy Noether, che passò quattro anni della sua carriera universitaria insegnando a nome di David Hilbert perché alcuni membri della Facoltà di Filosofia in Germania ritenevano che il titolo di Privatdozent non potesse essere conferito a una donna.
Per queste donne l’infaticabile lotta per l’indipendenza inizia dalla ricerca. “Il primo passo per sconfiggere gli stereotipi è accorgersi che esistono”, scrive la Greison, e quanta strada dobbiamo ancora fare? Tanta. Quindi è meglio iniziare subito, ovviamente leggendo il suo libro.

 

SEI DONNE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO
Gabriella Greison
Bollati Boringhieri, 213 pp., 15 euro

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