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Le tante vite di Hedy Lamarr, dal seno nudo alla lotta contro i nazisti

L'attrice protagonista di un film scandaloso negli anni Trenta emigrò in America ed ebbe un'altra bella carriera

12 Luglio 2019 alle 18:25

Le tante vite di Hedy Lamarr, dal seno nudo alla lotta contro i nazisti

Hedy Lamarr in Experiment Perilous, 1944

Lasciamo parlare Luciano Bianciardi, che più di noi si è sciroppato la stagione eroicomica dei cineclub. Nel “Lavoro culturale”, anno 1957, scrive: “Avevamo scovato anche una vecchia copia di ‘Estasi’, il film di Machaty, famoso perché in una scena Hedy Lamarr, a quell’epoca sedicenne, vi appare completamente nuda”. Il contesto è una panoramica sul cinema cecoslovacco, organizzata a Grosseto (tutta vita vissuta, certe cose non si inventano; ma non la chiamavano autofiction, e gli scrittori non si prendevano tanto sul serio).

 

Trattasi di cineclub, con il dibattito alla fine del film. Nei casi più gravi – e questo lo è – anche un’introduzione storica: “Fecero venire da Roma un intellettuale, un tipo magro, biondo, curvo, con il viso pallido e i denti gialli, un tipo triste ma ferratissimo”. Per due ore e un quarto parla della Cecoslovacchia: “Estensione, posizione geografica, confini, popolazione, densità, principali prodotti, industria e agricoltura”. Non dimentica i monti Tatra, da cui prendono il nome ottimi frigoriferi (allora venduti anche in Italia), i cristalli di Boemia, le scarpe Bata, le macchine e i macinini da caffè Skoda.

 

Arrivato al dunque – lo scandaloso film che tutti attendevano, girato nel 1932, verrà proiettato in pre-apertura alla mostra del Cinema di Venezia, il prossimo 27 agosto – l’intellettuale venuto da Roma liquida così il film: “Esempio di un deteriore erotismo, legato a una produzione fortemente influenzata da ideologie borghesi”. Così andava il mondo, e così andava il cinema. A dispetto dei 52 nuovi iscritti che giusto la sera prima, ingolositi dalla nudità, avevano versato per intero la quota associativa. Chiesero indietro i soldi, perché la copia era vecchia e malandata, e la scena con le fugaci tette era stata tagliata dalle censura.

 

A Venezia arriverà una copia integra e splendidamente restaurata. Alla Mostra d’Arte Cinematografica del 1934, il film di Gustav Machaty – dopo aver scandalizzato critici e pubblico – vinse la Coppa Città di Venezia per la regia. Lanciò la carriera dell’attrice, che allora si faceva chiamare Hedy Kiesler (il nome intero era Hedwig Eva Maria Kiesler). E anche l’accoppiata vincente erotismo-avanguardia: se volete un nudo integrale, sia pure velato da cespugli, quando solo a dirlo si viene censurati, l’Arte fa da magnifico scudo.

 

Hedy Lamarr poi se ne andò in America – da qui il nuovo pseudonimo – ed ebbe un'altra bella carriera (senza mai far dimenticare quel primo seno nudo). La fuga fu rocambolesca: durante una festa si travestì da cameriera (la sua), e se andò in bicicletta, mentre la cameriera si fingeva padrona di casa (almeno per un po’). Da scienziata, fece la sua parte nella lotta contro i nazisti (e nella nostra vita). Mise a punto un sistema per tenere segrete le comunicazioni, lo stesso che viene usato nei telefonini.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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