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Hedy Lamarr, la bomba femminista

Il documentario appena uscito in Italia sulla diva di Hollywood

6 Gennaio 2019 alle 06:00

Hedy Lamarr, la bomba femminista

L'attrice americana Hedy Lamarr (Foto Wikipedia Commons)

“Qualsiasi ragazza può apparire meravigliosa. Basta che stia ferma e sembri stupida”. Non è Michela Murgia a dirlo, ma Hedy Lamarr, nel documentario “Bombshell”. Regia di Alexandra Dean, prodotto da Susan Sarandon e uscito in Italia per Feltrinelli, pare un perfetto passatempo per gli ultimi giorni di vacanze natalizie, anche per fanciulle cui impartire lezioni femministiche un po’ glamour.

 

Hedy Lamarr (vero nome Hedy Kiesler) è stata l’attrice più bella e la star più pagata di Hollywood, ma nascondeva un tremendo segreto. Quello d’essere anche intelligente: attrice per caso, viene da una buona famiglia di ebrei viennesi. Ha interrotto gli studi di ingegneria e le serate all’Opera perché tutti a un certo punto cominciano a girarsi quando passa lei, e alla fine con questa bellezza bisogna fare i conti. Fa varie parti in Austria, tra cui uno scandaloso “Ecstasy”, nudo integrale e simulazione d’orgasmo, e poi decide d’andare a Hollywood.

 

Tanti aneddoti leggendari: vede al cinema il leone ruggente della Mgm e decide che vuole lavorare per loro. Provinata dal signor Mayer in persona, che le offre 125 dollari a settimana, rifiuta, poi si pente, allora salta sul Normandie, con gli ultimi spiccioli si prende una cabina, e col suo miglior vestito fa in modo di attraversare il salone di prima classe (la noteranno non solo Mayer, che la scrittura subito, a 500 dollari a settimana, ma anche Douglas Firbanks). Il suo cognome però, troppo complicato, viene cambiato in “Lamarr”, che evoca la crociera e i flutti. Anche se lei è piuttosto ragazza di montagna: tra i sette mariti avrà anche un petroliere che le finanzia una delle tante idee imprenditoriali. Quella di lanciare una sconosciuta località del Colorado, Aspen, che secondo l’attrice ha tutte le potenzialità per diventare una bella stazione sciistica. Mette su allora un rifugio simil-tirolese, che però perderà nell’ennesima causa di divorzio.

C’è tutto il curriculum da “Mammina cara” e “Viale del tramonto”: carattere tremendo, figli adottati e poi rimandati indietro, operazioni plastiche, isolamento. Con tante sottostorie, tra cui quella del dottor Max Jacobson, detto anche dottor Feelgood (da cui la canzone di Aretha Franklin), il medico che come uno Chenot impazzito aveva reso tossica una generazione di cinematografari, accorrendo sui meglio set a siringare attori giù di corda. Da Marilyn a Rock Hudson: il regista Cecil B. De Mille lo vede un po’ giù sul set dei “Dieci comandamenti”, e siccome non può avere un Mosé introverso, gli fa fare le celebri iniezioni di “vitamine e ormoni” (ma poi erano anfetamine).

 

Nel documentario, figli e amici dicono che ecco, si capisce come mai l’umore di Hedy era così instabile. Il dottor Feelgood siringava poi soprattutto anche il presidente Kennedy (era corresponsabile probabilmente della “freschezza” e “energia” che JFK sprizzava, dai confronti tv con Nixon in poi. Si era già visto in vari documenti, anche in “The Crown”, quando la povera Jackie confessa a Elisabetta le incresciose condizioni del marito): finché verrà estromesso dai medici della Casa Bianca.

 

Il documentario si chiama Bombshell – gioco di parole per “bomba del sesso” e bomba vera e propria, perché nel tempo libero Lamarr scoprì e brevettò, forse rubandolo a uno dei vari mariti, produttore nazista d’armi, un sistema radio sicuro per lanciare missili e siluri, da cui poi oggi derivano wi-fi e Bluetooth. Premiata anche dal Governo americano, morì però in miseria, sfigurata dalle chirurgie plastiche.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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