Il caso Fitzgerald

di John Grisham, Mondadori, 276 pp., 20 euro

Durante un lungo viaggio in macchina, coast to coast con la propria moglie seduta a fianco, il celebre romanziere americano John Grisham è stato colto da un dubbio: dove sono custoditi i manoscritti originali dei capolavori della letteratura americana? E soprattutto, sarebbe un’ardua impresa riuscire a rubarli? Proprio da qui parte il suo nuovo romanzo, Il Caso Fitzgerald. Del resto, se è vero che oggi, grazie a una semplice connessione internet, abbiamo la possibilità di leggere praticamente qualsiasi cosa grazie alle librerie online, è pur vero che – al pari dei quadri originali – i tesori originali rimangono sepolti sotto chiave in archivi segreti – o in collezioni esclusive – a vantaggio di pochi eletti. Con 300 milioni di copie già vendute, John Grisham – che firma anche una fortunata serie di libri per ragazzi – mette da parte il mondo del legal thriller che lo ha reso celebre, prende per mano il lettore, portandolo dentro un mistery ambientato in un angusto ambiente editoriale, spaziando fra cinici librai, ladri senza scrupoli, libri rarissimi, scrittori in cerca di ispirazione e scrittrici in bancarotta che si reinventano spie nella controversa provincia americana. Lo spunto è intrigante: i manoscritti originali di Francis Scott Fitzgerald, da Tenera è la notte a Il grande Gatsby, sono custoditi nei meandri della Firestone Library di Princeton, difesi da sistemi di sicurezza hi-tech. Fitzgerald, l’uomo che lottò per l’intera vita contro la depressione, l’alcol, i debiti e i capricci della sua amata Zelda, scrisse di tutto – dalle sceneggiature alle pubblicità, dalle pièce teatrali a quei romanzi che oggi consideriamo capolavori – ma purtroppo il suo enorme talento venne celebrato solo da postumo.

 

Ma quei tesori fanno gola ai collezionisti e una banda organizzata – ma non troppo – mette in atto una classica truffa con tanto di furto di identità per rubarli e metterli all’asta. Ma qualcosa si inceppa e l’Fbi piomba su di loro. Bruce Cable era un ricco rampollo che, per capriccio o intuizione, divenne un libraio indipendente, un seduttore e viveur punto di riferimento nella comunità editoriale di Camino Island, accumulando una fortuna commerciando in prime edizioni e seducendo con serialità le scrittrici in tournée. Finché l’amore bussa alla sua porta. Passano gli anni e torniamo al presente con un ulteriore intreccio nella trama, visto che per scongiurare la penale da milioni di dollari, una oscura società decide, come misura estrema ai confini della legalità, di assoldare una spia inconsueta da infiltrare nel più che variopinto ambiente della libreria Bay Books, fra autori autopubblicati, lettori fedeli e presentazioni editoriali.

 

Si tratta di una scrittrice spiantata, Mercer Mann, alle prese con un blocco di ispirazione e a un passo dalla bancarotta, sommersa dai debiti. Sarà davvero lui, il libraio don Giovanni ad aver comprato sotto banco i manoscritti di Fitzgerald o è soltanto l’ennesima mossa azzardata per attirare l’attenzione? Ricco di colpi di scena e cambi di prospettiva, Grisham firma un thriller atipico ma ricco di suggestioni, cogliendo il lato oscuro del mondo editoriale, fra tranelli, promesse di celebrità e la dura, implacabile legge del mercato che talvolta condanna dei talenti e idolatra l’astuzia di saper indovinare i gusti dei lettori, fra vampiri, draghi e improbabili assassini seriali a cavallo del tempo. Ma soprattutto Grisham ci consegna una provocazione: è davvero etico e giusto rinchiudere in una teca, in un caveau, i tesori della letteratura? O dovremmo poterne gioire tutti liberamente?

 

IL CASO FITZGERALD
John Grisham
Mondadori, 276 pp., 20 euro

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