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Lettere

Tra Xi Jinping e Kim Jong Un, a congratularsi con Putin è rimasto Salvini

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Ne trovassi uno, in questa mattina di lunedì, che non citi le percentuali di Putin. Ma che, dico, diamo i numeri?
Marco Monguzzi

Purtroppo, ieri, caro Monguzzi, è successo anche di peggio. In Inghilterra, il ministro degli Esteri David Cameron, commentando il voto russo ha affermato che l’esito elettorale ha evidenziato la “profondità della repressione” in Russia. E ha aggiunto: “Putin rimuove i suoi avversari politici, controlla i media e poi si incorona vincitore. Questa non è democrazia”. Il presidente tedesco  Steinmeier ha detto che non si sarebbe congratulato con Vladimir Putin. Lo stesso ha detto un portavoce del governo tedesco riguardo al cancelliere Olaf Scholz, che ha parlato di un “risultato predeterminato”. Il ministro degli Esteri francese Stéphane Séjourné ha detto che “la Francia non riconosce, e non riconoscerà mai, lo svolgimento e i risultati di queste cosiddette elezioni e riafferma il suo impegno per la sovranità, l’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”. Domenica scorsa un portavoce della Casa Bianca ha affermato che le elezioni russe “ovviamente non sono state né libere né giuste, dato che Putin ha imprigionato gli oppositori politici e ha impedito ad altri di candidarsi contro di lui”. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha affermato che le elezioni presidenziali in Russia “non sono state né libere né giuste”. Tra i leader che hanno mostrato invece apprezzamento per il risultato di Vladimir Putin, senza avere nulla da ridire su un paese in cui le elezioni si sono svolte in un ambiente “altamente represso” ed “esacerbato dalla guerra illegale di aggressione della Russia contro l’Ucraina” (dichiarazione dei 27 leader dei paesi dell’Ue, ieri), ci sono stati i seguenti soggetti. Il presidente cinese Xi Jinping: “Credo che sotto la tua guida, la Russia sarà sicuramente in grado di raggiungere maggiori risultati nello sviluppo e nella costruzione nazionale”. Il leader nordcoreano Kim Jong Un, che ha inviato una lettera di congratulazioni a Putin. E un altro leader che ha utilizzato la seguente frase: “In Russia hanno votato, ne prendiamo atto. Quando un popolo vota ha sempre sempre ragione, le elezioni fanno sempre bene sia quando uno le vince sia quando uno le perde”. Vale la pena appuntarsi il suo nome: si chiama Matteo Salvini. 


Al direttore - Articolo impeccabile il suo di qualche giorno fa. Dirò di più: sul fronte interno (su quello esterno la minaccia maggiore è una possibile elezione di Trump) il nemico della Meloni, l’unico in certa misura pericoloso, non è certo l’opposizione – frammentata, litigiosa, con leader passati senza elettori (Renzi) e il Pd senza leader (Meloni si mangia Schlein in un boccone) – il solo problema è Salvini. Non entro nei dettagli (la precipitosa caduta della Lega e la straordinaria crescita della popolarità e dei voti per Meloni al capitano leghista gli sono rimasti di traverso), ma osservo che tutta la caciara sulla riforma costituzionale e questa fissa sulla elezione diretta (sciocchezza secondo me – ma dovrei scrivere un articolo per argomentare), non solo non c’entra niente con il fascismo, ma dipende dal bisogno che sente Meloni di far crescere la sua autorità  in seno  alla sua coalizione grazie a una chiara e diretta investitura popolare. Che poi funzioni non è detto – come direbbero i vecchi Dc se si va al referendum del pazzo articolo 138 (anche questa affermazione richiederebbe un articolo, che però ho scritto, ma in inglese) Meloni, come Stalin nel ’48, a differenza di Dio, non può vedere che cosa scriveranno sulla scheda gli elettori di Salvini. Meloni fa benissimo a temere la destra. Una sinistra intelligente (e un pezzetto forse sufficiente c’è) potrebbe darle quello di cui ha bisogno (per esempio il nome sulla scheda elettorale) senza consegnarsi al popolo sovrano – senza quorum, per le riforme costituzionali. Il quorum ci vuole per cancellare l’appellazione controllata di un vinello dei Monti Lattari.
Pasquale Pasquino

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