Francesco Lollobrigida - foto Ansa

Lettere

Il vaneggiare pallido e assorto di Lollobrigida sulla carne coltivata

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore – Dopo la sua nomina a primo ministro di Israele (marzo 1969), il presidente Nixon telefona a Golda Meir e le propone di scambiare il generale Moshe Dayan con due generali americani a sua scelta. Golda Meir ci pensa un attimo e poi gli dice: “Ok, accetto. Noi vi diamo il generale Dayan e voi ci date General Motors e General Electric”. Poscritto: dedico questa storiella a Elisabetta Fiorito, autrice di una bella e preziosa biografia di una grande statista e di una grande donna.
Michele Magno

Biografia che oggi è proprio sul Foglio. Due capitoli in anteprima. La storia della donna partita da Kyiv che ha fondato Israele. Da leccarsi i baffi. Buona lettura.

 


 

Al direttore – La legge italiana sulla carne coltivata, come i lettori del Foglio sanno, pone divieti ideologici di produzione e commercio. Luciano Capone citava di recente la procedura d’esame con cui la Commissione europea dovrà decidere sulla compatibilità tra questa legge e il diritto europeo. L’Associazione Luca Coscioni ha inviato alla Commissione europea il suo parere, grazie a Vitalba Azzollini e Giulia Perrone. Alcune incompatibilità con le regole sul mercato unico appaiono lampanti. Come tutti i nuovi cibi di cui non è ancora diffuso il consumo in Europa, la carne coltivata è sottoposta al regime del regolamento europeo cosiddetto novel food, per cui ogni alimento immesso in commercio deve passare al vaglio dell’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). La carne coltivata non ha ancora ricevuto l’autorizzazione. Il divieto italiano risulta perciò inapplicabile, poiché riguarda qualcosa che al momento non è commercializzabile nell’Unione. Se domani l’Ue autorizzasse il commercio di carne coltivata, tutti gli altri stati  membri ben potrebbero, in virtù del mercato unico, esportarla da noi. A pagarne il prezzo sarebbero le imprese italiane, le uniche costrette a rinunciare alla produzione. Altro che difesa del made in Italy. L’altra palese violazione riguarda il diritto alla scienza, quel diritto a “godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni”: un obbligo internazionale che l’Italia è tenuta a rispettare in virtù della ratifica del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. A questo quadro si aggiungono le quotidiane dichiarazioni del Ministro Lollobrigida che con Francia e Austria auspica dibattiti basati su evidenze scientifiche ma sul sito del suo Ministero afferma il contrario. Prima di coltivare la carne toccherà continuare a coltivare conoscenza scientifica e scetticismo politico per evitare di escludere l’Italia (anche) da questo promettente settore innovativo.  
Lorenzo Mineo, responsabile della campagna sulla carne coltivata dell’Associazione Luca Coscioni

Sabato scorso, con un comunicato contro il Foglio, il ministro Lollobrigida ha sostenuto che, su questo tema, il nostro giornale aveva pubblica “vaneggiamenti” e “fandonie” di “propagandisti di mestiere e mistificatori seriali”. Il giorno dopo, grazie a Luciano Capone, il ministro scopre che la sua legge è contestata in Unione europea e dal mondo dell’industria agroalimentare d’Italia e, intervistato dal Foglio, si dice disposto a cambiarla. Vaneggiare pallido e assorto, direbbe il poeta.