Lettere

Due convegni da evitare. E una chicca su Gentiloni contro Degni

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Sarebbe bastato telefonarmi per scoprire che né Mediaset, né Bianca Berlinguer mi hanno mai chiamato né offerto un contratto. Se mai accadesse sarei in ogni caso costretto a rifiutare. Non perché pensi che le colpe dei padri ricadano sui figli, o perché non sia piacevolmente colpito dalle scelte di Pier Silvio Berlusconi o ancora perché non stimi molti colleghi che lavorano lì. Ma proprio perché, visto il mio impegno di cronista e saggista sulle vicende del fondatore Silvio Berlusconi, un mio contratto potrebbe essere da qualcuno (sbagliando) equivocato. E questo sarebbe un guaio perché penso che i giornalisti non debbano solo essere indipendenti, ma anche apparire tali. Tanto che nel 2018 rifiutai la direzione del Tg1 per non farmi mettere addosso una casacca gialloverde. Per questo ora, come del resto accadeva fino a qualche anno fa quando di tanto in tanto ero ospite delle reti Mediaset e come è accaduto martedì sera da Sabrina Scampini, valuterò gli eventuali inviti alle trasmissioni caso per caso, a seconda dei miei impegni e la mia voglia, e soprattutto senza compensi.

Peter Gomez

Risponde Carmelo Caruso. Una lettera così garbata merita la prima serata e una conduzione. “Amici”?


Al direttore - Ho letto che il prossimo 20 gennaio è stata fissata in una sala civica di Modena una mostra-conferenza sulla ricostruzione della città di Mariupol, promossa dall’Associazione culturale Russia Emilia-Romagna. A Lucca, invece, il prossimo 27 gennaio, uno degli ideologi del putinismo, Alexander Dugin, interverrà nel corso di un convegno organizzato dall’Associazione vento dell’Est. E’ da oscurantisti auspicare che entrambi gli appuntamenti vengano cancellati?

Luca Santolini

E’ semplicemente legittimo auspicare che nessun ente pubblico offra il sostegno a convegni di questo tipo (i vertici del Pd hanno attaccato il sindaco di Lucca, di destra, ma hanno evitato di attaccare i vertici di Modena, del Pd). E sarebbe ancora più bello se convegni del genere venissero accolti con una montagna di fischi, con iniziative volte a denunciare i crimini di guerra compiuti da Putin e con convegni bipartisan finalizzati a ricordare che in città come Mariupol non vi è stata una liberazione: vi sono stati, semplicemente, atti di puro terrorismo. Punto.


Al direttore - Tra i soccorritori accorsi in difesa della controversa dichiarazione “Fiducia supplicans” non è mancato chi nei giorni scorsi ha sottolineato che sì, magari i numeri e le percentuali della platea degli “irregolari” che ne potrebbero beneficiare saranno pure da prefisso telefonico, ma questo è un dettaglio tutto sommato marginale. Qualche “però”, anzi due. Primo, non sempre si ha l’impressione che gli “irregolari” in questione si sentano pecore perdute, rivendicando spesso con orgoglio la loro situazione e anzi promuovendo la piena accettazione anche nella Chiesa della loro condotta (per info citofonare p. James Martin); secondo, non appare lungimirante che per salvarne una, di pecora, rischi di giocarti le altre novantanove. La domanda dunque resta: cui prodest? Forse c’era chi sperava che con “Fiducia supplicans” gli scalpitanti vescovi tedeschi sarebbero addivenuti a più miti consigli in vista del secondo round del Sinodo quando inevitabilmente si arriverà al redde rationem. Qualcuno in effetti ha brindato. Peccato che nel frattempo, lo documentava ieri Matzuzzi su queste colonne, intere conferenze episcopali si siano sollevate (per tacere delle reazioni dell’ortodossia) contro la dichiarazione in questione. La qual cosa dimostra, oltre ai limiti dottrinali e pastorali, tutta la miopia anche ecclesiologica di una simile operazione. Il risultato è un pastrocchio che ha messo la Chiesa in un angolo da cui non sarà facile uscire. Tanto meno con improbabili comunicati stampa (peraltro lunghi una quaresima e con un tono vagamente minatorio) che se possibile sortiranno l’effetto esattamente opposto a quello auspicato. Chapeau.

Luca Del Pozzo


Al direttore - Ha detto ieri Meloni sul caso Degni: “Colpisce la sfrontatezza, ma è grave il silenzio della sinistra”. Le si può dar torto?

Maria Affini

Direi di no. Schlein, effettivamente, è stata in silenzio. Paolo Gentiloni, commissario europeo, pur essendo lontano dalle vicende romane, ha consegnato ieri a chi lo conosce bene le seguenti parole: “Le esternazioni del magistrato sono semplicemente inaccettabili”.

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