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lettere al direttore

Come sputtanare un non indagato: la malagiustizia mediatica

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Le speranze dei poveri cittadini romani che non hanno altro mezzo diverso dal taxi per muoversi in città in situazioni di emergenza, sono cadute nel vuoto. Alla domanda “quanto tempo ci vorrà da oggi per avere nuovi taxi”?, il sindaco, dopo giravolte burocratiche, risponde candidamente “Alla fine, il tempo complessivo, è un anno”. Quanti di coloro che usano necessariamente i taxi saranno vivi tra un anno? L’assurdo è che governo e parlamento hanno emesso un decreto che non risponde ad alcuna esigenze di “necessità e urgenza” per cui si fanno i decreti. Da parte loro i poteri pubblici romani rivolgono la loro attenzione esclusivamente ai grandi eventi “saremo pronti per il giubileo del 2025 !!!”. Pare che il sindaco dei romani e i suoi colleghi siano del tutto incapaci di comprendere quali sono i bisogni dei loro concittadini, in particolare di quelli che devono risolvere i problemi della vita quotidiana in una città la cui rete pubblica di trasporto è impraticabile. Vogliono continuare a fare di Roma una turist-land (B&B, cibo da strada, minimarket…) che progressivamente distrugge anche quei beni turistici per cui la città è frequentata. Sorge il dubbio che i taxi a Roma sono introvabili al telefono e nelle stazioni perché da alcuni mesi c’è una strategia dettata dalla convenienza, attenta solo ai turisti e ai siti da loro frequentati indipendentemente dalle richieste. Le autorità comunali conoscono tutto e non muovono un dito. Chissà perché? 
Massimo Teodori


Al direttore - Non era un magistrato ma la categoria dovrebbe fargli un monumento da collocare davanti alla sede del Csm o dell’Anm. Col suo silenzio salvò onore e immagine della magistratura. Intercettato aveva detto Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato. E, ancora, si pagò per uscire da Mani pulite. In morte di Pierfrancesco Pacini Battaglia. Ciao Chicchi. 
Frank Cimini

A proposito di giustizia. E soprattutto di mala giustizia. Ieri i giornali hanno parlato, facendo il suo nome, offrendo dettagli sulla sua vita, di un esponente politico ligure “coinvolto” in festini. Dettagli di droga, di escort. Il politico in questione ha smentito tutto. Ma un magistrato ha scelto di inserire all'interno di un'ordinanza cautelare il suo nome. I giornali così hanno avuto la possibilità di usare la formula magica del cialtronismo giudiziario: “Spunta il nome di”. Un dettaglio: il politico in questione, sputtanato, non è indagato. Prendi la forca e scappa. Vergogna.


 

Al direttore - In questi giorni di riposo forzato mi si è data l’occasione di tornare alla rituale polemica sulla scuola del merito. Vedo confondee artatamente il merito con la selezione e parlare si “meritocrazia“ lasciando risuonare l’assonanza con termini dall’accento deleterio quali plutocrazia, aristocrazia, burocrazia… dimenticandone l’accostamento naturale con la democrazia. Si va avanti così. Fino al giorno in cui ti cresce un tumore nella testa e hai bisogno di un medico che si sia meritato l’appellativo di “bravo chirurgo”
Ubaldo Casotto

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