Foto di Mauro Scrobogna, via LaPresse 

Lettere

Un bel regalo per Natale? Il silenzio degli idioti del putinismo

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Ingorgo sul palco reale ieri alla prima della Scala. Il cerimoniere, per non sbagliare, aveva assegnato quattro posti a Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Michele Magno


 

Al direttore - C’è una fallacia esistenziale in Putin: che la Russia è in guerra con l’intero mondo occidentale, che l’occidente vuole distruggere la Russia, dividerla, saccheggiare le sue risorse naturali, bandire la sua cultura e la sua arte. La guerra di Putin ha suscitato in occidente reazioni militari, politiche, economiche. Ma quasi nulla è stato detto sulla strampalata teoria con cui Putin giustifica la sua guerra. Invece, tutte le isteriche esagerazioni di Putin possono essere smontate con fatti incontrovertibili: se gli Stati Uniti volessero distruggere la Russia, perché avrebbero ridotto la loro presenza militare in Europa del 75 per cento negli ultimi 25 anni? Perché la Nato avrebbe cercato un partenariato con la Russia per affrontare i maggiori problemi della sicurezza europea? Perché avrebbe limitato il dispiegamento di forze nei territori dei nuovi membri? Perché quando era visibile che i russi stavano ammassando forze ai confini dell’Ucraina, hanno risposto proponendo negoziazioni per un nuovo patto di riduzione degli armamenti? Non contestando questa fallacia l’occidente rinuncia a usare un’arma che potrebbero indurre in Russia qualche riflessione sul senso di quello che sta accadendo. L’élite russa non condivide queste visioni apocalittiche, ma nessuno ha sentito Washington e alleati respingere le tesi del loro presidente. Invece, proprio oggi che i costi della guerra mordono, l’élite e il popolo russo devono sentire forte e chiara la contestazione di quello che gli raccontano i loro capi: Putin dice che la Russia è a rischio, ma in realtà chi è a rischio è lui: ha invaso l’Ucraina non perché l’occidente non gli lasciava altra strada che combattere fino alla morte, ma perché i richiami etnonazionalisti gli forniscono legittimità politica. Lo straordinario sostegno che l’occidente ha unitariamente offerto all’Ucraina e il modo in cui essa l’ha usato potrebbe alla lunga convincere i russi che questa guerra li conduce in un vicolo cieco, che il trionfo etnico non è un obbiettivo quando possono vivere tranquilli dentro i loro confini. I governi occidentali dovrebbero sfruttare un punto vulnerabile  che finora hanno trascurato: l’assurda pretesa di Putin che sia a rischio la sopravvivenza della Russia.
Franco Debenedetti

 

Uno dei più interessanti regali natalizi ricevuti in questi giorni dall’occidente coincide con la presenza rumorosissima, sotto l’albero, di un pacchetto speciale contenente un formidabile silenzio. Quello di chi sosteneva che le democrazie fossero inadatte a usare la forza per difendere i propri confini. Quello di chi sosteneva che difendere l’Ucraina significasse solo provocare Putin. Quello di chi sosteneva che armare un popolo aggredito significasse solo essere contro la pace. In attesa di capire come e quando la guerra finirà, ricevere come dono, per Natale, il silenzio degli idioti del putinismo potrebbe essere già un regalo mica male.

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