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I nazionalisti come Ricucci. La vera domanda sui prestiti a Fca

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

23 Maggio 2020 alle 06:00

I nazionalisti come Ricucci. La vera domanda sui prestiti a Fca

(foto LaPresse)

Al direttore - La cattiva memoria… un noto penalista Walter Biscotti intervistato dal Giornale a proposito di equivoci nati da intercettazioni fa l’esempio sbagliato quando ricorda le parole di Pacini Battaglia: “Quei due mi hanno sbancato”. Biscotti aggiunge: “Poi emerse che aveva detto: mi hanno sbiancato”. Eh no caro Biscotti… Aveva detto proprio “sbancato”. Quei due erano Di Pietro e Lucibello e Pacini con il suo silenzio e le sue bugie a verbale salvò non solo se stesso ma l’immagine della magistratura e la vita di un paio di governi. Per la precisione…

Frank Cimini 

 

Ops!


Al direttore - E’ sicuramente importante il progetto Merkel-Macron per l’istituzione di un fondo per la ripresa di 500 miliardi, come ha rilevato sul Foglio anche la commissaria Ue Margrethe Vestager. Poiché sembra, però, che si stia affermando la convinzione che l’iniziativa non prevederebbe oneri per gli stati, essendo mirata a erogare contributi a fondo perduto, sarà bene chiarire che ai paesi dell’area farebbe comunque carico la partecipazione , attraverso l’apporto al Bilancio europeo, alla precostituzione dei fondi con i quali assolvere al servizio del debito a fronte delle obbligazioni o di altri titoli che l’Unione emetterebbe per provvedersi dei mezzi necessari per la concessione di tali contributi. D’altro canto, i 500 miliardi non appaiono adeguati, come sostiene anche il premier Conte, e molto ci sarà ancora da verificare quando il prossimo 27 maggio Ursula von der Leyen presenterà il progetto di Recovery fund. Questo verosimilmente terrà conto della proposta franco-tedesca, ma non ne sarà la copia integrale, anche per le opposizioni annunciate soprattutto dai paesi del nord, ai quali ora manca il paese capofila fin qui nascosto dei “rigoristi” e dei “frugali” , la Germania. Quanto al connesso argomento del Mes e della sua linea di credito speciale, continua una fake news secondo la quale il ricorso al Meccanismo darebbe modo alla Bce di varare le Omt, le operazioni illimitate e condizionate di acquisto di titoli pubblici. Ora, a parte il fatto che Christine Lagarde ha correttamente precisato che tali operazioni non sono più attuali, occorre sciogliere una contraddizione evidente: la linea del Mes è condizionata? Allora in teoria le Omt sarebbero praticabili. Non lo è come molti sostengono? Allora “per la contradizion che nol consente”, le Omt, che presuppongono un finanziamento condizionato del Mes, non sono possibili. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia 

 

Su quest’ultimo punto, molto tecnico e molto importante, mi fido di quello che ha scritto Lorenzo Bini Smaghi sul Foglio: “Dal 2012, l’accesso al Mes consente (condizione necessaria, non sufficiente) di beneficiare dell’intervento potenzialmente illimitato da parte della Banca centrale europea – il cosiddetto Outright monetary transaction (Omt) – in acquisto di titoli di stato, per evitare una divergenza eccessiva dei tassi d’interesse”. Una ragione in più per dire: meno se, più Mes! 


 

Al direttore - Alle tre ragioni da te esposte ieri per spiegare il declino del populismo italiano ne va aggiunta una quarta. Il populismo italiano si accompagna al sovranismo e al rifiuto delle istituzioni sovranazionali a cominciare dalla Ue. Alla quale si chiede solo di stampare moneta e comprare il debito italiano, anzi di usare l’helicopter money, senza responsabilità alcuna da parte dell’Italia. Solo che c’è un problema grande come il famoso elefante nella stanza. Lo si vede bene nel momento in cui Francia e Germania avanzano una proposta che farebbe fare un passo storico all’Ue. Mutualizzazione del debito che sarebbe emesso direttamente dalla Commissione europea e assegnazione dello stesso agli stati “a fondo perduto” (grant). Chi si oppone a questa proposta? Gli amici dei populisti/sovranisti italiani, a cominciare dall’Austria, che avendo i conti in ordine se ne guarda bene dal prestare garanzie all’Italia. Forse per questo Salvini fa finta di non capire e non riesce proprio a pronunciare la frasetta “a fondo perduto”. Che era esattamente quel che chiedeva. Conclusione: se fai il sovranista devi aspettarti che ci sia qualcuno più sovranista di te. E soprattutto meno dipendente da te da quel debito di cui porti una certa responsabilità e che vorresti continuare a gonfiare all’infinito. Con i soldi degli altri.

Chicco Testa 

 

Non è una stagione semplice per essere europeisti, ma è certamente la stagione peggiore per essere nazionalisti. E sono pronto a scommettere che molti nazionalisti oggi di fronte ai nazionalisti di altri paesi pensino la stessa cosa che pensava Stefano Ricucci ai tempi d’oro: fare i sovranisti con il didietro degli altri.


 

Al direttore - Se abuso ancora della sua ospitalità è perché, su quello che è diventato il “caso” Fca, per un saggio Prodi e le sue equilibrate parole, sono tanti, anche insospettati, che nei talk-show (per non parlare della politica) ripetono cose inesatte o insensate. Sede legale: a seguito della fusione con Chrysler, con cui Marchionne salvò la Fiat, per ammansire la superbia di Detroit che mal avrebbe tollerato di essere guidata dal Lingotto, si pensò di mettere la sede di Fca nel “paradiso” dei tulipani. Dividendo straordinario: dal calcolo del valore degli apporti di Fca e Psa nella fusione con cui provare a giocarsela nei cambiamenti sociali e nella rivoluzione tecnologica in atto nel mercato dell’auto, quelli di Fca risultano superiori di €5 miliardi di euro. Darli ai proprietari, al 29 per cento che fa capo agli eredi dell’Avvocato, al 71 per cento nelle mani investitori in giro per il mondo. Non è una distribuzione di utili, è una restituzione di capitale. Prestito di €6,3 miliardi di euro. Il prestito, finalizzato a sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia, lo erogano le banche, lo stato fornisce garanzia, tra l’altro neppure gratuita, per un totale di €200 miliardi di euro, contro default dei debitori. Invece ecco cosa si sente dire. Di riportare la sede in Italia: che tanto Detroit ormai se ne sarà dimenticata. Di non distribuire ai proprietari il capitale in eccesso: che se poi l’operazione va in fumo, noi ci teniamo l’arrosto. Di escludere dalle attività produttive da sostenere la dozzina di stabilimenti (per 55.000 persone) di proprietà di Fca Italia: che se poi…

Franco Debenedetti 

 

Tutto corretto. Ma c’è solo un punto, a voler essere pignoli, che faccio fatica a condividere. Per quale ragione il divieto di distribuzione dei dividendi, per le aziende che hanno accesso al prestito con garanzia dello stato, è valido solo fino al 2020 e non è invece valido fino a quando il prestito non viene restituito?

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