Di Matteo e il M5s: lo show dei grillini ostaggi del grillismo

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Però chissà che efficacia il lockdown con Di Matteo al Dap.

Giuseppe De Filippi

Spettacolo. L’eroe della repubblica antimafia, Nino Di Matteo, accusa il ministro Alfonso Bonafede, che con il suo partito ha fatto molto per trasformare in un eroe lo stesso Nino Di Matteo, di avergli negato una nomina importante come, secondo Di Matteo, voleva la mafia. Come diceva Nenni? A fare a gara a fare i puri ci sarà sempre uno più puro che ti epura.

 

Al direttore - Se fossi un congiunto, verresti a trovarmi. Se venissi a trovarmi, sarei un congiunto. Il congiuntivo e il condizionale.

Franco Debenedetti

In sintesi: verrei ma non posso.

 

Al direttore - Il suo giornale è tra i pochi che spingono per una rinascita intelligente, cioè anche mirata a levarci un po’ di polvere da dosso (da incorniciare la sua risposta al presidente dei costruttori e il manifesto di Marco Bentivogli). Non ho una preparazione giuridico-legislativa tale da lanciarmi in proposte specifiche, però vorrà pure dire qualcosa se i dieci comandamenti contengono 279 parole e la normativa europea sull’import di caramelle 25.911.

Valerio Gironi

 

Al direttore - La lettura sul Foglio del weekend dell’articolo di Paola Peduzzi sui contact tracer del coronavirus mi ha suggerito un’idea: potremmo riconvertire i navigator. Con l’aria che tira non hanno più niente da fare, anche ammettendo che prima l’avessero.

Giuliano Cazzola

O sennò si potrebbero anche usare i navigator per capire dove è finito Mimmo Parisi.

 

Al direttore - C’è ben poco di cui essere soddisfatti per un accordo che se tutto va bene si concretizzerà entro fine mese, quando nel frattempo è stato fissato un calendario per la ripartenza di tante altre attività. Perché per le messe con il popolo dovrebbe essere più complicato? O c’è chi ritiene il culto un qualcosa di meno importante rispetto ad altri ambiti? Dunque altre settimane per approfondire cosa, esattamente? Il Concordato del 1985 dice chiaramente che “è assicurata alla chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero..."; e non, si badi, all’insegna del cavouriano “libera chiesa in libero stato” - che alla prima riconosce la stessa libertà che può avere un uccellino dentro una gabbia - bensì del principio “libera chiesa e libero stato”, che pone invece stato e chiesa su un piano di assoluta parità. Basterebbe che la chiesa dicesse “il culto è affar mio, garantisco io il pieno rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza”, e tutto si potrebbe risolvere in poco tempo. Oppure la chiesa non è libera. Tertium non datur. Chiudo con una modesta proposta: se proprio non si vuole ripartire subito, lo si faccia almeno domenica 17 maggio. Sarebbe un bel modo per onorare la memoria di san Giovanni Paolo II, il cui centenario della nascita cade in quei giorni, che tanto si battè per la libertà religiosa (e sottolineo: libertà religiosa). Tenendo comunque a mente che il terzo comandamento dice di santificare le feste, non di sanificarle.

Luca Del Pozzo

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