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Lettere rubate

Esistere è la prova della forza dello slancio vitale davanti ai fantasmi del passato

Annalena Benini

Gelit Atlas in "L'eredità emotiva" esplora il tema dei traumi familiari trasmessi da genitori e nonni a figli e nipoti. Spesso impediscono di esprimere potenzialità e desideri, ma averne consapevolezza evita la condanna

Le persone che amiamo e quelle che ci hanno cresciuto vivono dentro di noi; proviamo il loro dolore emotivo, sogniamo i loro ricordi, conosciamo anche ciò che non ci è stato esplicitamente comunicato e tutto questo plasma la nostra vita in modi che non sempre comprendiamo. Ereditiamo i traumi familiari, anche quelli di cui nessuno ci ha parlato
Galit Atlas, “L’eredità emotiva”  (Raffaello Cortina Editore)


Ogni famiglia ha un trauma, scrive la psicanalista Galit Atlas, figlia di genitori emigrati in Israele dall’Iran e dalla Siria. Ogni famiglia ha un trauma, dal quale ha tentato di proteggere i propri figli, nipoti, generazioni successive. Del quale ha taciuto o sul quale ha esercitato una rimozione difensiva. Se non se ne parla non esiste. Se non lo si conosce non fa soffrire.

Da qui nasce l’idea stessa di indicibile. La scoperta, terribile ma al tempo stesso liberatoria, è che i traumi vengono trasmessi da una generazione all’altra e conservati nel corpo e nella mente come fossero personali. Anche se non li conosciamo. “Questi segreti, che spesso ci impediscono di esprimere tutte le nostre potenzialità, condizionano la nostra salute fisica e mentale, creando una discontinuità tra ciò che desideriamo per noi stessi e quello che siamo in grado di ottenere, perseguitandoci come fantasmi”. Questo libro affronta i fantasmi, attraverso le storie dei pazienti e le storie personali dell’autrice, ed esprime un’idea salvifica: la consapevolezza. La consapevolezza di quello che è stato, di quello che ci è stato trasmesso, della disperazione che abbiamo ricevuto alla nascita. Può sembrare una condanna, ma non lo è: il semplice fatto di esistere è la prova della sopravvivenza e della resistenza, della forza dello slancio vitale, anche della volontà di andare avanti.

Ma che cosa intendiamo per trauma? Come ereditiamo, tratteniamo ed elaboriamo vicende che non ricordiamo o che non ci sono state raccontate, che non abbiamo vissuto in prima persona? E possiamo pensare davvero che esistano i segreti? In un modo narrativo ma scientifico, Galit Atlas esplora i misteri della mente e dei ricordi, dell’interpretazione del passato e soprattutto della rimozione. Questo libro si legge come un romanzo e crea immedesimazione, empatia, rivelazione. Per i segreti sepolti dei nostri genitori e dei nostri nonni, per i tentativi zoppicanti di difendersi, per l’abbandono mai superato da parte di un marito o di una madre, con le ripercussioni inconsapevoli sulla vita adulta. “La separazione operata tra idee e sentimenti ci consente di proteggerci dal provare qualcosa di troppo devastante: al tempo stesso, però, mantiene il trauma isolato e inelaborato”. Cerchiamo di proteggere la nostra salute mentale, ma non possiamo controllare l’eredità emotiva che daremo ai nostri figli e ai loro figli. E’ una grande responsabilità. “Non sono i morti a tormentarci, bensì il vuoto lasciato dentro di noi dai segreti degli altri”. Possiamo addolcire i tormenti, fare pace con i segreti, perdonare chi ha cercato di minimizzare il materiale emotivo. Liberarci così, senza spezzare le radici ma comprendendole fino in fondo. E’ un grande lavoro, ed è un cammino verso la guarigione.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.