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Viva il capo dello stato che, seppure in ritardo, torna a fare il capo dello stato

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

29 Maggio 2018 alle 06:16

mattarella dimissioni renzi

Sergio Mattarella (foto LaPresse)

Al direttore - Io sto con il presidente Mattarella. In sostanza, la questione aperta è tutta qui: il popolo è sovrano al punto di decidere di suicidarsi oppure gli organi costituzionali a cui sono affidati dei poteri legittimi di tutela della nazione hanno il diritto/dovere di esercitarli?

Giuliano Cazzola

 

La Costituzione vale più di un programma votato su Rousseau. La difesa delle istituzioni vale più di una pagliacciata elettorale. L’articolo uno della nostra Costituzione dice che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. I truffatori della democrazia di solito dimenticano la parte finale dell’articolo 1. Il capo dello stato, domenica sera, con un bel discorso che avrebbe dovuto fare prima, perché solo in un paese pazzo come l’Italia si può permettere a due leader politici di discutere di un programma di governo prima ancora che il capo di governo sia stato scelto dal Quirinale, è tornato a ridare una dignità alla presidenza della Repubblica. E attaccarlo oggi è un’oscenità doppia perché dimostra un principio semplice: l’unico presidente della Repubblica che i Di Maio e i Salvini vogliono accettare è un presidente della Repubblica senza identità che rinuncia a difendere la Costituzione e che rinuncia a difendere l’interesse nazionale. Noi lo abbiamo criticato per molte ragioni, ma oggi che il capo dello stato ha scelto di scongelare la presidenza della Repubblica non possiamo non stare con lui.

 

Al direttore - Quante volte l’abbiamo sentito, il mantra dell’Italia paese a sovranità limitata? Bastava uno starnuto d’oltreoceano, e scoppiava il finimondo. Finimondo che però, a quanto è dato di vedere, ora che c’è di mezzo la Germania non succede. Succede invece, tu guarda il caso, che gli stessi che fino a l’altro ieri si stracciavano le vesti alzando alti lai di disappunto ora tacciono oppure si sperticano le mani a vergare pensosi commenti e articolesse varie sui nuovi barbari – incidentalmente, quelli che hanno votato gli italiani – alle porte. Con i tedeschi che si permettono pure di prenderci per i fondelli senza che nessuno abbia da ridire. Ma per favore. Chi scrive appartiene ad una tradizione culturale e politica lontana anni luce, tranne qualche punto di contatto, con le idee leghiste e (soprattutto) pentastellate. Ma questo non mi impedisce, in primis da italiano e al netto delle bellurie pronunciate a caldo si spera più per rabbia che per convinzione, di condividere le loro ragioni in merito alla inaudita bocciatura da parte del capo dello stato di uno stimato economista reo di pensarla diversamente dalla vulgata corrente in tema di Europa. Andiamo al punto. E il punto è la seguente, semplice domanda: ci sono dei limiti, e se sì quali e decisi da chi, che un popolo deve rispettare nel momento in cui esprime il proprio voto? Ci sono idee, visioni dell’uomo e della società, dell’economia come della cultura, che non hanno diritto di cittadinanza in democrazia? Detto altrimenti, gli italiani (e non solo) possono (debbono?) votare solo partiti e persone che la pensano in un certo modo, come se vi fosse un qualche punto di non ritorno, un qualche dogma laico da ossequiare pena la scomunica? Perché se è così, e per come sono andate le cose pare proprio che sia così, beh forse dovremmo fermarci tutti un attimo e riflettere seriamente su cosa vogliamo che il termine democrazia significhi. A cominciare dal rapporto tra economia e politica, vergognosamente sbilanciato a favore della prima come se la vita fosse tutta e soltanto una questione, appunto, economica fatta di spread (a proposito: dov’erano nel 2011 quando Berlusconi fu costretto alle dimissioni quelli che oggi si riempiono la bocca sullo spread che schizza alle stelle?) mutui pensioni tasse debito pubblico e titoli di stato. E più ancora se parole come sovranità, nazione, popolo, ecc., hanno ancora un qualche significato oppure no, possibilmente senza che ogni volta si debbano evocare strumentalmente le immancabili derive totalitarie (da che pulpito, poi). Una cosa è certa: se c’è una lezione che la Brexit e l’elezione di Trump (e in parte anche le ultimi elezioni francesi) dovrebbero aver insegnato è che a scherzare con il fuoco dei populismi si rischia di bruciarsi. Se democrazia dev’essere, che democrazia sia.

Luca Del Pozzo

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    30 Maggio 2018 - 08:08

    Caro Cerasa, da tempo purtroppo non mi riconosco più in ciò che pensa Cazzola, che ammiravo. Quanto alle conclusioni su Mattarella sono d’accordo con lei, ma non posso non sottolineare che tutto ciò che è accaduto e accade, ovvero il caos e la confusione pure istituzionale, nasce dalle sue incertezze s dai suoi errori politici del dopo elezioni. Non puoi assecondare Istituzionalmente Di Maio e Salvini mentre dettano un programma di governo a un presidente incaricato che non c’e’; non puoi farti dettare il nome del presidente sconosciuto pure a te che devi infine incaricare di formare il governo con la motivazione che già era nella lista dei ministri che e’ stata notificata al Quirinale prima delle elezioni. Non puoi insomma concedere tutto a Di Maio e Salvini prima al di fuori e al di là di ogni sentiero costituzionalmente corretto e poi all’ultimo momento pensare che possano essere improvvisamente ricondotti sulla giusta via senza scalciare e farsi vittima. G.Ferrara docet.

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  • adebenedetti

    30 Maggio 2018 - 00:12

    Signor Cazzola non penso che il popolo italiano abbia bisogno di un nuovo Benito che ci salvi, Pisolo ha tirato fuori dal suo cilindro un possibile governo Cattarelli che non avra` la maggioranza in Parlamento e governera` contro una maggioranza a cui e` stato impedito di governare. Personalmente non ho simpatia per un governo giallo-verde ma cio` che ha fatto Mattarella lo puo` fare solo il Presidente di una Repubblica Presidenziale. Il Prof Valerio Onida da detto che : "Il Governo non e` una dipendenza del Capo dello Stato bensi` una dipendenza del suo Parlamento,della sua maggioranza. Non dando vita a un governo per la presenza di una persona e le possibili idee politiche che potrebbe portare avanti mi sembra al di la` di cio` che dice la Costituzione quando parla delle formazioni di Governo. " Il prof Onida critica l`interpretazione della Costituzione fatta da Matarella "e` andato contro l`idea che il nostro sistema e` un sistema parlamentare."

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    29 Maggio 2018 - 12:12

    Al sig. Cazzola:ma da quando in qua"il popolo"(n. persone come me e come lei)con il proprio voto decidono di suicidarsi?Per lei,quindi il 50+1dei votanti italiani è così cretino da essere messo sotto tutela ovvero,che so,mettere qualche"chiavistello"a qualcuno, sospendere, ma solo per qualche mese, il diritto di voto? Cosa significa "io stò con Mattarella" lei deve stare, come tutti, con una Istituzione: questa è struttura data (anch'essa dal popolo) altro è la persona che lo esercita e come tale lo interpreta e cioè, al contrario dell'istituzione, può sbagliare. La mia interpretazione dei fatti, per esempio, è che abbia, Mattarella, sbagliato tutte le mosse raggiungendo il Top proprio nell'affare "Savona": tra l'altro leggo che molti studiosi di fama hanno la mia stessa interpretazione ( es.Onida:"impropria" la gestione di Mattarella su Milano Finanza).Quindi giudichi chi vuole e su chi ma, la prego, lasci stare "stò popolo": non è un cretino da TSO e pensarlo così non le fa onore.

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