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Europa, tempo di bilanci

Cinque libri ci spiegano perché l’Unione è una delle vicende di maggiore successo nella storia

2 Aprile 2019 alle 11:07

Europa, tempo di bilanci

Professor Cassese, ci avviamo a votare per il Parlamento europeo ed è tempo di bilanci.

Per i quali ci aiutano cinque libri, quale più didattico, quale più problematico, alcuni scritti da protagonisti, altri da osservatori, taluni opera di storici, talaltri di economisti e giuristi, ognuno con un punto di vista diverso sulla costruzione europea iniziata a metà del secolo scorso.

 

Perché questo straordinario interesse del mondo della cultura e dei protagonisti?

Perché – come afferma Riccardo Perissich in uno di questi libri, di cui discorreremo tra breve – l’Europa ha bisogno di essere spiegata. Aggiungo io: la costruzione europea è opera talmente originale e nuova che ha bisogno di esser compresa. Persino i padri fondatori sbagliavano spesso nell’indicare le mete. Ad esempio, il manifesto di Ventotene indicava come obiettivo gli Stati Uniti d’Europa, un potere pubblico simile alla federazione americana. La realtà è andata in direzione diversa. Comunque, questo processo di apprendimento collettivo è importante.

Cominciamo dalla coda: l’Unione europea è stato un successo?

Lo è stato, indiscutibilmente. Per due motivi. Il primo è messo in luce da Piergaetano Marchetti nel volume collettaneo Europa nonostante tutto (La nave di Teseo): metà secolo con due guerre mondiali e milioni di morti, altra metà secolo con un’Europa pacifica. Il secondo è illustrato da Riccardo Perissich in Stare in Europa. Sogno, incubo e realtà (Bollati Boringhieri), nei due aspetti, quello esterno e quello interno. Per il primo, perché metà della spesa sociale mondiale è nell’Unione europea, che ha il 7 per cento della popolazione. Quello interno, perché le spese per l’agricoltura e per la coesione, quelle di riequilibrio, costituiscono il 70 per cento del bilancio dell’Unione. Quindi, in Europa, c’è benessere e preoccupazione per la perequazione delle condizioni economiche e sociali.

 

Parliamo dei cinque volumi, più da vicino.

Cominciando da quello appena citato di Riccardo Perissich (che ha avuto grandi responsabilità nell’area economica, sia in Europa, sia in Italia), un libro programmaticamente diretto a correggere pregiudizi e false notizie, con l’ambizione – scrive l’autore – di indicare il necessario, non il desiderabile. Scritto con il giusto scetticismo (ce la possiamo fare, ma nulla è inevitabile), passa in rassegna la sfuggente identità e natura dell’Unione, i suoi quattro problemi principali (l’economia, l’immigrazione, i rapporti con il resto del mondo, la difesa e sicurezza), per terminare con la Brexit e con uno sguardo sulle istituzioni europee. Su ognuno di questi temi l’atteggiamento dell’autore è pacato, senza furori, moderatamente ottimista, attento ai dati essenziali (ad esempio, ricorda che il tema immigrazione, al fondo, riguarda 25 milioni di persone su 500 milioni di europei, cioè il 5 per cento di coloro che vivono in questa parte del mondo).

 

Passiamo al libro di Antonio Padoa-Schioppa, questa volta uno studioso, grande storico del diritto medievale e moderno.

Che ha scritto Perché l’Europa. Dialogo con un giovane elettore (Ledizioni). Un libro svolto in forma di colloquio con un giovane, che ora studia filosofia. E’ una piana introduzione alla conoscenza dell’Unione, che spiega vantaggi e crisi dell’Unione, storia e strutture politiche, prospettive, luci e ombre, finendo con l’interrogarsi sul futuro della costruzione europea. Il punto di vista dello storico è molto importante, perché l’Unione è – come diceva uno dei protagonisti – un “oggetto politico non identificato”, e proprio gli storici del diritto ci possono aiutare a capire le novità di questo potere pubblico, a paragone con quelli del passato.

 

Il terzo volume è quello già citato, scritto a più mani.

Europa nonostante tutto, con contributi di Antonio Calabrò, Maurizio Ferrera, Piergaetano Marchetti, Alberto Martinelli e Antonio Padoa-Schioppa. E’ un libro che si apre con una rassegna di giudizi e pregiudizi sull’Europa, che mette in luce i benefici (pace, sovranità condivisa, multiple identità, benessere economico), continua con una analisi di storia e istituzioni, svolge il tema della cittadinanza multipla, illustra le caratteristiche dell’Europa economica e di quella sociale. Un libro da mettere in mano a chi vuol cominciare a entrare nell’intricata vita dell’Unione, per ascoltare la voce di studiosi ed esperti.

Vi sono, poi, libri anch’essi introduttivi, ma dedicati a temi specifici.

Il primo dei quali è dovuto alla penna di due specialisti del parlamentarismo europeo come Nicola Lupo e Andrea Manzella, Il Parlamento europeo. Una introduzione (Luiss University Press). I due autori hanno preso le vesti di grandi didatti, e riescono a spiegare in poche pagine che vuol dire la parlamentarizzazione dell’ordinamento europeo, quali sono i sistemi elettorali, come è ordinato al suo interno il Parlamento, come funziona, quali ne sono i poteri, come riesce a legiferare e come controlla politica ed economia dell’Unione, come, infine, si collega ai Parlamenti nazionali. Insomma, un piccolo trattato, ma anche un’analisi originale, che enfatizza la dimensione costituzionale, piuttosto che internazionale, dell’Unione europea.

 

E veniamo al libro di Marco Piantini.

Un funzionario europeo, che si è interessato di Unione europea anche in Italia e che ha scritto La parabola europea. I trent’anni dopo la caduta del Muro tra conquiste e difficoltà (Donzelli), un libro brillante che si interroga sulle tendenze di fondo nelle evoluzioni del modo di concepire la politica nell’ottica europea, con un occhio attento specialmente a Germania e Italia.

 

E’ tempo di tirare le fila.

Ripartendo da un’osservazione di Perissich: l’Unione è il maggiore successo dell’ultimo mezzo secolo. Aggiungo: vi siamo immersi, e non ci rendiamo conto di quanto siano europee le istituzioni che consideriamo meramente nazionali che ci circondano. Ne è prova la Brexit: se si cerca di uscirne, vi sono difficoltà insormontabili, perché bisogna rinunciare a una grande quantità di benefici. E il Regno Unito non fa parte dell’Eurozona e ha sempre inserito molte clausole di “opt out”, per cui è sempre stato sulla soglia. Pensi agli altri Paesi che stanno al cuore dell’Unione. In sostanza, la forza dell’Europa sta nel fatto che, se una parte di essa non conviene, ve ne sono altre che convengono, e il saldo è sempre positivo. E’ questo che trattiene anche i paesi meno europeisti nell’Unione. In conclusione, non condivido l’ipotesi di Ivan Krastev, Gli ultimi giorni dell’Unione. Sulla disintegrazione europea (Luiss University Press), che l’Unione sta andando incontro a tempi sfavorevoli, verso una disintegrazione. Al contrario, la vera vita dell’Unione comincia ora che è tanto contestata. Teniamocela stretta, dunque!

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