Il Piano Marshall della Raggi per le voragini di Roma

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Times, Faz, Economist, Bloomberg

16 Marzo 2018 alle 09:04

Il Piano Marshall della Raggi per le voragini di Roma

Accordo tra i leader di Centrodestra per un confronto con i 5 stelle

 

New York, 16 mar - (Agenzia Nova) - La coalizione delle forze politiche italiane di centrodestra, guidata dalla Lega di Matteo Salvini, ha deciso di assegnare a quest'ultimo il mandato per intavolare un dialogo con il Movimento 5 stelle e con il Partito democratico per provare a negoziare la formazione di un governo sulla base del programma del centrodestra. Stando a indiscrezioni non confermate, però, Salvini e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, si sarebbero scontrati sulla prospettiva di una alleanza di governo tra Lega e 5 stelle.

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Piano Marshall per la strade di Roma

 

Berlino, 16 mar - (Agenzia Nova) - Il sindaco di Roma Virginia Raggi passa all’offensiva e lo fa con un “piano Marshall” da 17 milioni di euro per ricoprire le buche nelle strade della Capitale, come annunciato dall’assessore al traffico e alle infrastrutture Margherita Gatta. Si tratta di un compito veramente storico perché le buche stimate sono più di 100.000. Il freddo dei giorni scorsi avrebbe contribuito a rompere l’asfalto con l’acqua infiltrata nello stesso che si è gelata. Per sistemare al situazione occorrerebbe riempire circa 1.700 buche ogni giorno, a condizione che la lotta continui anche durante il fine settimana. Le buche sono diventate l’incubo di tutti i romani. Tanto il sindaco Raggi, quanto l’assessore Gatta fanno parte del Movimento 5 stelle. Finora i risultati concreti per risolvere i mali della Capitale sono stati ben pochi e, in genere, viene detto che la colpa è dell’incuria delle amministrazioni precedenti. Il carosello del personale nel municipio gira a ritmo vertiginoso. Incompetenza e nepotismo non sono stati sradicati come promesso. Il 40 per cento dei 2.200 autobus della compagnia di trasporti “Atac”, che ha un debito di 1,4 miliardi di euro, sono rotti. Il problema dei rifiuti di Roma è ancora molto lontano dall’essere risolto. Metà dell’acqua cittadina filtra dalle tubazioni obsolete. Più di 8.000 degli oltre 330.000 alberi della Capitale andrebbero tagliati perché minacciano di cadere. Il debito della Capitale è cresciuto ulteriormente, arrivando a 13 miliardi di euro. Per tutte queste ragioni il gradimento dei romani nei confronti del sindaco 39 enne è calato drasticamente.

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Lo spettro di una coalizione populista in Italia

 

Londra, 16 mar - (Agenzia Nova) - I due più importanti partiti emersi dalle recenti elezioni in Italia hanno cominciato a parlarsi e questo sta facendo sorgere lo spettro della nascita di un governo anti-sistema in Italia: lo riporta il quotidiano britannico "The Times". Nell'articolo, il corrispondente da Roma Tom Kington racconta che Matteo Salvini, il leader del partito anti-immigrazione della Lega, ha telefonato a Luigi Di Maio, il leader del Movimento 5 stelle (M5s): l'oggetto della conversazione è stata la scelta dei presidenti delle due Camere del nuovo Parlamento italiano che si insedierà nei prossimi giorni; ma l'apertura della trattativa, secondo il giornalista inglese, è comunemente vista come il primo passo che potrebbe portare a un'alleanza di governo di stampo populista che ha già fatto suonare l'allarme in tutta Europa. In precedenza infatti il capo della Lega Salvini aveva detto di essere pronto a discutere dei contenuti di un programma comune con il M5s e contemporaneamente aveva chiuso la porta a un accordo alternativo con il Partito democratico di centrosinistra, sconfitto nel voto di domenica 4 marzo.

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Il problema della formazione di un governo in Italia e il dilemma del Partito democratico

 

Londra, 16 mar - (Agenzia Nova) - Il settimanale britannico "The Economist" pubblica un'analisi della situazione politica in Italia così com'è uscita dalle elezioni di domenica 4 marzo: l'articolo sottolinea in particolare l'esito paradossale per cui il Partito democratico (Pd), benché sia stato il principale sconfitto del voto, rivesta comunque un ruolo decisivo nella possibile formazione del prossimo governo italiano. Dopo aver soppesato le diverse opzioni su tavolo, "The Economist" suggerisce che il Pd dovrebbe resistere alla tentazione di restare all'opposizione, per evitare la nascita di una coalizione populista e anti-sistema tra il Movimento 5 stelle e la Lega, che spaventa i partner europei dell'Italia. Le scelte di fronte alle quali il Pd si trova, conclude "The Economist", sono ardue ma possono avere conseguenze fatali molto aldilà dell'Italia.

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Soluzioni per la Libia

 

Londra, 16 mar - (Agenzia Nova) - Ci sono due prime linee nella guerra contro i trafficanti che portano immigrati illegali in Europa: una ovviamente è sulle coste del Mediterraneo, dove invariabilmente i clandestini approdano dopo la parte più pericolosa del loro viaggio; l'altra corre a sud del deserto del Sahara, nei paesi da cui quei migranti partono. Ed è su quest'ultimo fronte che bisogna focalizzare l'attenzione se si vuole fermare, o almeno ridurre, il crudele traffico di esseri umani: lo scrive il quotidiano britannico "The Times" in un editoriale pubblicato oggi venerdì 16 marzo in cui analizza le possibili soluzioni alla crisi migratoria. Il giornale inglese porta l'esempio dell'opera svolta dal ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti, che per primo ha operato sul terreno in Libia ed è riuscito a tagliare del 70 per cento gli arrivi di immigrati via mare nella seconda parte dello scorso anno, attraverso trattative con i sindaci e con i capitribù e fornendo assistenza ai guardiacoste libici; nello scorso mese di dicembre poi, ricorda il "Times", i governi di Roma e di Tripoli hanno creato una unità di crisi comune per contrastare i trafficanti di uomini: come conseguenza, la Libia ha arrestato almeno 200 individui coinvolti in questi traffici illegali, tra i quali ci sono persone che lavorano nelle ambasciate libiche all'estero, membri delle forze di sicurezza libiche e responsabili dei centri in cui i migranti vengono detenuti. Lasciare in Libia centinaia di migliaia di migranti disperati ovviamente non è una soluzione, anche considerando le drammatiche condizioni di vita nei succitati centri di detenzione: l'Unione europea tuttavia è riuscita a rimpatriare con successo gran parte delle persone chiuse nei centri di accoglienza libici; anche se, nota il quotidiano britannico, la crisi è tutt'altro che finita perché si stima che in Libia ci siano fino a 700 mila migranti in attesa di raggiungere in qualsiasi modo l'Europa. Le organizzazioni umanitarie internazionali hanno espresso ragionevole preoccupazione per il costo umano questi nuovi approcci alla crisi migratoria: ma l'avanzata dell'estrema destra nelle recenti elezioni in Italia, secondo il "Times", dimostra che la massiccia immigrazione rappresenta un pericoloso costo anche per l'Europa. In realtà, conclude l'editoriale del quotidiano inglese, non ci sono facili soluzioni a questo problema così intrattabile: ma ciò non significa che non ci siano affatto delle soluzioni. 

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