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Foglio AI

Le cose che voi umani non avete il coraggio di dire sugli algoritmi. Una storia matrimoniale

Tutti parlano male dell’intelligenza artificiale. Quasi tutti la usano di nascosto. E in molte case ormai divide pure i letti: lei la consulta come un’amica fidata, lui la guarda come l’anticristo. Benvenuti nel matrimonio ai tempi di ChatGPT

C’è una storia molto divertente – e molto rivelatrice – raccontata dal Washington Post. Una donna usa l’intelligenza artificiale per tutto: per scrivere mail, per organizzare il lavoro, per ragionare su problemi personali, perfino per affrontare i sintomi della menopausa. Il marito, invece, è convinto che l’intelligenza artificiale sia una minaccia per l’umanità.

    


Testo realizzato con AI


    

La cosa più interessante non è il matrimonio. E’ il dibattito sull’AI che quel matrimonio racconta meglio di mille convegni. Perché la verità è che sull’intelligenza artificiale esiste una lunga lista di cose che quasi tutti pensano ma che pochissimi hanno il coraggio di dire.

La prima è questa: quasi tutti quelli che parlano male dell’intelligenza artificiale la usano già.

Gli editorialisti che denunciano la fine della scrittura usano l’AI per riassumere documenti. I manager che predicano prudenza la usano per scrivere mail. Gli studenti che denunciano la decadenza culturale la usano per preparare gli esami. E’  diventato un po’ come con Wikipedia vent’anni fa: ufficialmente nessuno la usava, in realtà la usavano tutti.

La seconda cosa che nessuno dice è che l’intelligenza artificiale è diventata una specie di assistente universale delle piccole decisioni quotidiane. Non siamo ancora nel mondo di Terminator. Siamo nel mondo in cui qualcuno chiede a un chatbot cosa cucinare la sera o come organizzare una vacanza. Il che, a pensarci bene, è anche abbastanza umano. Perché gli esseri umani hanno sempre chiesto consigli: prima agli amici, poi a Google, ora ai chatbot.

La terza verità – questa un po’ più scomoda – è che l’intelligenza artificiale mette in crisi alcune professioni soprattutto perché rivela un segreto imbarazzante: molte attività che si consideravano “creative” erano diventate terribilmente ripetitive. Se una macchina riesce a fare in pochi secondi quello che qualcuno faceva in due ore, il problema non è sempre la macchina. A volte è il lavoro.

La quarta cosa che nessuno dice apertamente è che l’AI non divide solo il mondo tra ottimisti e pessimisti. Divide anche le coppie. Nel racconto del Washington Post la moglie parla con ChatGPT come con un consulente permanente. Il marito la prende in giro e teme che stia consegnando dati personali a una macchina onnisciente. Lei si diverte, lui si preoccupa. Lei vede uno strumento, lui vede una minaccia. Se ci pensate, è una scena perfetta del nostro tempo.

Infine c’è una quinta verità, la più divertente di tutte. Molti di quelli che temono l’intelligenza artificiale perché “le persone diventeranno pigre” hanno passato gli ultimi vent’anni a lamentarsi perché internet rendeva tutti più intelligenti. E’  il destino di ogni tecnologia: prima la si considera pericolosa, poi indispensabile, poi invisibile. Tra qualche anno probabilmente succederà lo stesso con l’intelligenza artificiale. Non discuteremo più se usarla o no. Discuteremo solo di come usarla meglio. E forse, nel frattempo, molte coppie avranno trovato una soluzione molto semplice: lui continuerà a temere le macchine, lei continuerà a parlarci. E l’umanità andrà avanti lo stesso.