(foto di National Cancer Institute su Unsplash) 

Il Figlio

La malattia di una madre nel corpo e sul cuore di suo figlio. L'unica poesia

Michele Neri

In guerra per la Gloria di Atticus Lish racconta la storia di Corey e Gloria nella periferia americana. Lei donna affetta da Sla, lui un ragazzo costretto a crescere in fretta per accudirla

Si può leggere l’immenso e sfaccettato In guerra per Gloria di Atticus Lish (traduzione di Alberto Cristofori per Rizzoli) in così tanti modi diversi – vicenda di formazione e malattia, idillio madre-figlio, scontro padre assente-figlio abbandonato, denuncia sociale, introduzione alle arti marziali– che forse l’unica è ammettere che è un romanzo che sconvolge e rovescia, scritto come una lotta con il lettore. E che tornerà ogni volta che incontreremo chi assiste una persona non più autosufficiente, dipendente in ogni azione da chi la sostiene, chiedendoci dove troverà la forza, dove recupera devozione, santità? Perché non si dedica alla propria vita? Intuendo che è la nostra una fantasia comoda, arrogante e cieca.

 

E’ già un destino crudele quando colpisce una coppia adulta. Qui si tratta del figlio adolescente che assisterà da solo la madre single e malata di Sla lungo tutto il calvario. Il ragazzino liceale che lascia gli studi, lavora nei cantieri, non mangia per sopperire alle mancanze del sistema sanitario e che quando la madre è incapace di badare a sé stessa, si mette a studiare la Sla e i suoi assalti, le fragili controffensive. Eppure non è un romanzo sulla malattia più di quanto Taxi Driver sia un film sui servizi pubblici, anche se Lish, figlio del celebre critico letterario Gordon Lish, conosce bene la Sla, perché quando lui aveva quindici anni fu diagnosticata a sua madre. Quindici anni come quelli di Corey, lo studente liceale figlio di Gloria, un’esile Janis Joplin che s’innamora dell’uomo sbagliato, un fisico fallito, uno che complica la vita altrui per lenire i propri insuccessi, e che lascia Gloria appena la mette incinta. Lei perde così il sogno di scrivere, per una vita di disordinati lavoretti da bar nella periferia operaia di Boston.

 

Quando scopre della malattia, Gloria chiama il padre di Corey. Trascorsi anni, si presenta così: “Sono la donna che hai incontrato quand’ero giovane e stupida. Mi hai messo dentro un bambino. Sono la solita vecchia Gloria e sono malata terminale…E tu come stai?”. Leonard si piazza da lei e il figlio ma non è di aiuto, anzi, anche se Gloria perde man mano l’autonomia: zoppica, non può più lavorare, smette di camminare, di parlare, fatica a deglutire, arriva prima il bastone, poi il deambulatore, poi la sedia a rotelle, ha bisogno di aiuto per cambiare l’assorbente, sarà sempre Corey ad accorrere; il padre preso nelle sue vaghe teorie sul mondo in cui presto include l’odio per il figlio ritrovato.

 

E da qui il romanzo cresce dentro il corpo di Corey che diventa adulto, sostegno per la madre e ostacolo per l’aggressività del padre. Quel corpo che Corey educa con le arti marziali più estreme perché lì vede l’illuminazione che a un ragazzo non può mancare. Lish sottopone il lettore a un imprevisto e straziante parallelo tra le ferite accusate da madre e figlio: quanto l’applicazione necessaria agli allenamenti per la boxe o l’Mma sia uguale alla grazia con cui accompagnare il corpo della madre, la carne ormai “sciolta come formaggio nel microonde”, nelle minime necessità della giornata. “Va bene così, mamma?”. I due corpi creano una clessidra: la forza di uno è la sabbia che, scendendo, alimenta l’altra, fino a quando è possibile.

 

Attorno a questa relazione in cui la lealtà alla famiglia è un sasso che si oppone alle forze contrarie, c’è l’America dei Diner tristi, dei lavori che spaccano le mani, della birra in piedi, dei pick-up nella notte. Ma restano ombre: qui c’è la storia di un ragazzo che si sente contaminato da qualcosa perché è ancora vivo; e anche se tutti lo prendono a calci, se nessuno  lo aiuta – non il padre, o le amiche di lei, né la medicina o lo Stato – riesce a sollevare per un attimo il peso così insostenibile che lei porta. Lui, l’unica poesia che Gloria è riuscita a scrivere.

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