cerca

Non ho mai letto il diario di mia figlia, ma c’è mancato pochissimo

Il quaderno con la copertina blu, il parco irrigato e lei che non ha paura di spiegarmi chi è

15 Febbraio 2019 alle 13:02

Non ho mai letto il diario di mia figlia, ma c’è mancato pochissimo

Foto di Fredrik Rubensson via Flickr

Non ho mai letto il diario di mia figlia. Non ho mai spiato i suoi messaggi. Non ho mai ascoltato le sue telefonate. Non lo farei mai, cioè solo qualche volta. Lo farei solo in caso di emergenza, o se mi ritrovassi per caso il suo diario in mano. Anzi no, non lo farei mai. O forse lo farò? La sera, quando lei si addormenta, io controllerò tutte le chat? Una mia amica quando ha compiuto sedici anni si è fatta un altro piercing, ha litigato con sua madre, sua madre ha letto il suo diario, la mia amica l’ha scoperto, ha preparato lo zaino ed è scappata di casa. Ha dormito nei parchi pur di non tornare, e la mattina presto veniva svegliata dall’irrigazione che le innaffiava la faccia, quindi passava la notte a spostarsi di prato in prato per evitare l’irrigazione. Si è divertita molto e non è più tornata a casa, ma è passato tanto tempo e adesso di sua madre dice con amore: poveretta, Mia figlia dirà di me un giorno: poveretta, leggeva il diario, spiava le telefonate, stava dietro la finestra e io poi sono andata a dormire nei parchi. Non voglio che succeda, ma non sono in grado di promettere che non succederà. Mia madre mi spiava, io non avevo abbastanza coraggio per andare a dormire nei parchi irrigati, però scappavo spesso e tornavo poco. Così, quando ho preso in mano un quaderno a caso con la copertina di gomma blu, e l’ho lanciato nello zaino perché stavo andando a fare un’intervista, e durante l’intervista mi sono accorta che quello non era un quaderno ma era il diario di mia figlia, ho detto all’intervistato: sì sì, molto interessante. Intanto guardavo quella calligrafia limpida, gonfia, con le date e i disegni, un diario di parole e di fumetti, e mi dicevo: però non leggere. Sorridevo a questo intervistato: la prego, continui. E intanto oscillavo tra: è mio dovere leggere, ho tantissima voglia di leggere, e: parco irrigato. Ho letto tre righe, in cui mia figlia chiedeva scusa a questo diario per non avergli scritto per molto tempo, e comunque gli assicurava di volergli ancora bene. Nel frattempo l’intervistato mi guardava perplesso, e io lo salutavo dicendogli che le sue parole mi avevano davvero commosso.

       

   

Mia figlia mi stringe ancora la mano per strada, e quando a una festa ha dato un tiro a una sigaretta è corsa a chiedermi se rischiava di morire (io ho risposto, sinceramente, che si rischia solo con una sigaretta intera), quindi ho deciso di non leggere. Ci sarà tempo, poi, diciamo da settembre, per nascondermi dietro la porta. Per estorcere informazioni a suo fratello, che per dieci euro mi dirà tutto. Quindi sono tornata a casa, e le ho restituito il diario, spiegandole che era stato uno sbaglio. Lei mi ha guardato prima scandalizzata, poi con sospetto, poi ha detto che tanto era un diario vecchissimo e lei adesso è molto cambiata. Ma è del 2018, ho detto io. E lei, trionfante: vedi che allora lo hai letto! Le ho giurato che no, avevo visto solo una data, poi comunque mia figlia dorme con la luce accesa, il cane addosso, la porta aperta, e una coperta sopra la testa: per ora la fuga al parco è impossibile. Si tratta di preparare la strada per il futuro. E lei in questo presente mi è venuta incontro con il diario aperto e mi ha detto: vuoi vedere che cosa ho scritto qui? Io ho detto subito sì. Me lo ha letto. Io le ho detto che erano cose molto belle, ed ero sincera, non come con l’intervistato.

    

Allora mi ha detto che potevo anche scriverlo, perché forse qualche madre potrà capire meglio come si sente sua figlia quando fa cose strane. Sei sicura? Ha detto: basta che non metti la parte sull’amore. Va bene, la parte sull’amore no. “Caro diario, magari crescere non è così brutto, anche se gli adulti si divertono solo a prendere il sole e leggere i giornali e fanno bagni di cinque minuti. A volte mi sento già grande, un grande che si diverte a fare cose non per forza da adulto. A volte mi sento ancora molto piccola, ma una piccola che ragiona come un grande. Non riesco a capire chi sono davvero, ma non importa, penso che in fondo sono una grande piccola e una piccola grande”. E io le ho detto solo: è vero, perché non riuscivo più a parlare.

Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975, laureata in Legge, è al Foglio dal 2001. Scrive di costume, di persone, di libri e di quello che succede. Cura per il Foglio un inserto settimanale, Il Figlio, che esce ogni venerdì. Vive a Roma, è sposata e ha due figli.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi