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il bi e il ba

"Votare No è femminista", l'ultimo folle appello di una campagna referendaria assurda

Guido Vitiello

Più di millesettecento firmatarie completano il dibattito referendario con un ultimo atto da antologia del teatro dell'assurdo. Non rimane che rilanciare l'invito: bocciare la riforma Nordio significa anche superare le costruzioni giuridiche patriarcali ed eterocisnormative. Benvenuti nella Costituzione Queer!

Votare No è femminista. Leggo su Repubblica di un appello sottoscritto da più di millesettecento firmatarie – giuriste, accademiche, politiche, artiste e attiviste – che sostiene proprio questo. E’ il penultimo atto di una campagna referendaria da antologia del teatro dell’assurdo (sottolineo penultimo perché ogni volta che ho pensato fosse l’ultimo nuovi attori entravano in scena in costumi degni di una pièce di Ionesco – travestiti da rinoceronti, intrappolati in un cumulo di sabbia o infossati in un bidone della spazzatura). Ormai però mi sono arreso, e ho scelto di dismettere una volta per tutte le grisaglie dell’uomo assennato, anzi, di riporre nell’armadio la divisa della guardia costiera che manda la sua motovedetta a ispezionare la nave dei folli. Voglio abbracciare anch’io l’assurdo fino in fondo, naufragare voluttuosamente nell’insensatezza in un costume da bagno fluorescente.

 

Perciò ho deciso di lanciare un nuovo appello, sempre che non sia stato già lanciato, cosa che a questo punto non mi sento affatto di escludere. Ebbene, votare No non è solo femminista: è qualcosa di più, è transfemminista. È un voto contro il binarismo delle carriere che opprime i magistrati. Perché “pubblico ministero” e “giudice” sono solo stereotipi di genere, costruzioni del patriarcato giuridico eterocisnormativo e del suo approccio essenzialista. Solo il cis-magistrato si identifica nella carriera assegnata alla nascita, ma tra pubblico ministero e giudice non esiste alcuna cesura: bisogna difendere dallo stigma professionale la non conformità agli stereotipi di carriera e favorire il diritto alla transizione dalla requirente alla giudicante, già compromesso dalla riforma Cartabia. Perché la giurisdizione è fluida, anzi, i transgiuristi più avanzati la definiscono uno spettro che ha come poli estremi l’accusa e il giudizio. Per tutte queste ragioni, votare No è un gesto di resistenza transfemminista. Non una toga di meno. La Costituzione è queer!

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