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il bi e il ba 

Con questo ceto politico votare su una riforma analcolica è già un miracolo

Guido Vitiello

Al di là dei bugiardi lucidi, è evidente che molti politici questa riforma la avversano o la sostengono senza capirne la logica: sono ancora barcollanti nell’infinito doposbornia degli anni Novanta, quando degli ubriachi guidarono altri ubriachi nel fosso in cui tuttora siamo

I nostri feticisti costituzionali hanno molto cara una citazione, attribuita a Gustavo Zagrebelsky, secondo cui i popoli scrivono le costituzioni da sobri in previsione di quando saranno ubriachi. Lo stesso Zagrebelsky, in un duetto per il No con Gratteri su La7, ha stretto i bulloni della sua formula: se le costituzioni sono scritte da sobri, ogni volta che le si vuole cambiare è segno che si è un po’ brilli. E in effetti, aggiungo, erano fradici i parlamentari che votarono nel 1993 per riformare le immunità, ma quanti professori ebbero il coraggio di invocare l’etilometro? La frase citata da Zagrebelsky ha molti padri, e uno di essi – il filosofo Jon Elster di Ulisse e le sirene – si pentì di averla messa al mondo. Anzi, nel successivo Ulisse liberato notò che l’evidenza storica suggerisce il contrario: le costituzioni nascono per lo più in stato di ebbrezza, dopo guerre, rivoluzioni, terremoti politici. A rigore, non esistono garanzie a priori sul tasso alcolemico dei costituenti e neppure su quello dei riformatori. È verosimile che ciascun parlamento ospiti una proporzione variabile di sobri e di sbronzi, e nulla ci esonera dal rifare ogni volta la prova del palloncino.

Arrivo al punto: credo che il nostro ceto politico sia composto in larga misura di ubriachi, equamente divisi tra maggioranza e opposizione, specie in tema di giustizia. È così da anni, e tutto fa pensare che peggiorerà. Perciò mi sembra già un miracolo poter votare su una riforma analcolica, che ricapitola decenni di proposte di giuristi socialisti, liberali, cattolici, perfino comunisti, appartenenti a un’epoca (la prima repubblica) in cui si alzava un po’ meno il gomito. Suvvia, avete infilato il naso nelle bettole della campagna referendaria? Al di là dei bugiardi lucidi, è evidente che molti politici (per non parlare dei giornalisti e, cosa più grave, dei magistrati) questa riforma la avversano o la sostengono senza capirne la logica: sono ancora barcollanti nell’infinito doposbornia degli anni Novanta, quando degli ubriachi guidarono altri ubriachi nel fosso in cui tuttora siamo.

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