il bi e il ba
Il delirio d'impotenza dell'opposizione sul referendum
Tra lo spettro del modello ungherese e il processo alle intenzioni sul voto del 22 e 23 marzo, il fronte del No rischia di votare solo per la paura di un futuro ipotetico e altamente improbabile. Ma la politica è l'arte del possibile e non si può rinunciare a un pezzo buono per timore del puzzle
C’è una sola cosa pericolosa quanto il delirio di onnipotenza di un governo, ed è il delirio di impotenza dell’opposizione. La campagna referendaria sta portando alla luce i sintomi di entrambe le psicopatologie, ma soprattutto della seconda. L’ho constatato dialogando con un amico che è da sempre favorevole alla separazione delle carriere ma che ha deciso, visto il contesto, di votare no. “È vero”, ha dovuto ammettere, “la riforma Nordio non tocca l’indipendenza del pubblico ministero. Questa però è soltanto la prima tappa verso la democrazia illiberale all’ungherese. Seguirà la sottoposizione diretta del pm al ministro; anzi, la riforma di oggi non è che un trabocchetto per renderla inevitabile un domani. Ci vorrà una nuova revisione costituzionale? Beh, vedrai che la faranno. Aggiungici il premierato, e saremo un isolotto nell’arcipelago gulasch”. Gli ho risposto così: “Mettiamo che il tuo processo alle intenzioni sia corretto: questi sono affetti da un delirio di onnipotenza orbaniano. Non è un verdetto inverosimile, bada: gli indizi non mancano. Il punto è che per portare a compimento le opere del regime che enumeri – rimettere mano all’ordinamento giudiziario, poi alle riforme istituzionali – servirebbero molti anni di governo (non oso dire un ventennio), per giunta con una legittimazione popolare fortissima. La deriva che paventi, insomma, implica che la nave battente bandiera ungherese non cambi mai di timoniere, e che scivoli su un mare calmo, col vento in poppa, senza altre imbarcazioni e con una guardia costiera sonnecchiante. Ti pare così scontato? Se dici che la riforma in sé è buona, ma che potrebbe diventare cattiva come tassello di un puzzle congetturale, ebbene, abbiamo i mezzi per impedire che il puzzle sia completato senza per questo sacrificare il pezzo buono. Ti ricordo che l’anno prossimo si vota. Non sarebbe il caso di costruire un’alternativa credibile? Guai a rispondere al delirio di onnipotenza altrui con il nostro delirio di impotenza. La politica è l’arte del possibile, non della resa all’improbabile”.