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Il Bi e il Ba

La France Insoumise nello stile Cinque Stelle

Guido Vitiello

I militanti del partito francese designano un bersaglio e si coordinano per azzannarlo simbolicamente con tutti i mezzi mediatici a loro disposizione. Per il lettore italiano non c’è nulla di nuovo

E’ già raro che mi incuriosisca un libro su un partito politico, figuriamoci su un partito politico straniero; ma ho fatto un’eccezione per La meute, pubblicato l’anno scorso da Flammarion. È l’inchiesta di due giornalisti – Charlotte Belaïch di Libération e Olivier Pérou del Monde – su La France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon. A incuriosirmi più di ogni altra cosa è stato il titolo, la muta, che sembrava richiamare Massa e potere di Elias Canetti. La muta per Canetti è la forma più primitiva della massa aizzata, un gruppo di uomini che si aggregano con l’obiettivo di catturare e sbranare un animale troppo grande per le forze di un singolo cacciatore. Il suo modus operandi, in altre parole, è il linciaggio orchestrato.

Ebbene, i parlamentari e i militanti di LFI agiscono così: designano un bersaglio e si coordinano per azzannarlo simbolicamente con tutti i mezzi mediatici a loro disposizione, tramite campagne mediatiche feroci e ossessive. Per il lettore italiano non c’è nulla di nuovo: è lo stile Cinque Stelle prima maniera, ai tempi della dinastia Casaleggio, quando Grillo o chi per lui designava il nemico del giorno e l’intero gruppo parlamentare correva a bastonarlo sui social, spesso postando le stesse parole nello stesso istante. Ma a pensarci bene questa descrizione si potrebbe adattare ad altri casi analoghi in Italia e nel mondo. Un branco, un capobranco e una preda: ecco tutto ciò che serve, oggi, per animare un movimento, una campagna, un partito. Chiamarlo nuovo squadrismo sarebbe riduttivo. Tenendo fermo il tema zoologico, mi viene il sospetto che si debba parlare di muta anche in un altro senso, quello del serpente che cambia pelle. Dalla decomposizione dei tegumenti della democrazia di massa novecentesca stanno spuntando nuove forme dell’aggregazione politica. Nuove e antichissime. E questo, se possibile, mi inquieta più dell’assassinio di Quentin Deranque.

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