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IL BI E IL BA
Siamo rimasti agli anni del caso Tortora
Torna in libreria Applausi e sputi di Vittorio Pezzuto, con qualche aggiunta alla prima edizione del 2008 e una prefazione di Davide Giacalone. Ma si meriterebbe almeno 365 capitoli
Torna finalmente in libreria, grazie a Piemme, la bibbia del caso Tortora, Applausi e sputi di Vittorio Pezzuto, con qualche aggiunta alla prima edizione del 2008 e una prefazione di Davide Giacalone. Dico la bibbia, perché da lì è obbligato a passare chiunque voglia seriamente interessarsi al caso (buon ultimo Marco Bellocchio per la serie Portobello), ma anche perché la storia che racconta, esemplare com’è, si presta a interpretazioni che vanno ben al di là della lettera. È disseminata di significati allegorici e perfino profetici, che gettano una luce accecante sull’Italia di oggi. Un esempio dell’ultima settimana. Premetto, a scanso di equivoci, che a me non piace che si tiri in ballo la mafia per dar forza a un’argomentazione, che a farlo sia il ministro Carlo Nordio o il magistrato Nino Di Matteo, per non parlare del procuratore Nicola Gratteri. Detto questo, apriamo le nostre scritture profane e leggiamo la parabola del giorno – preferibilmente con voce nasale e curiale, come certi esilaranti pretacchioni di Carlo Verdone.
Dopo che Tortora è assolto in appello, il procuratore Armando Olivares, che aveva condotto l’accusa nel secondo grado di giudizio, dichiara a un telegiornale che ha ‘vinto la camorra’. “Frasi clamorose”, scrive Pezzuto, “che provocano diverse interpellanze parlamentari. Inutilmente i radicali si appellano al ministro Rognoni, al procuratore generale presso la Cassazione e al Csm perché vengano adottati immediati provvedimenti disciplinari”. Enzo Tortora, strabiliato, commenta così: “Lì per lì pensai che se quella battuta fosse scappata a Pannella sarebbe subito scoppiato un finimondo mentre anche nei giorni successivi non successe proprio nulla”. Ecco, nel 2026 siamo ancora lì. Forse Pezzuto avrebbe dovuto suddividere il libro in 365 capitoli: sarebbe stato un buon breviario laico.