Ansa
IL BI E IL BA
Essere allo stesso tempo accusatore e giudice è un "assurdo psicologico"
Tre quarti di me sono intenzionati a votare sì al referendum perché la riforma è buona, ma per il quarto che mi rimane Meloni ha torto a prescindere. Queste due anime lottano nel mio petto, e non c’è modo di conciliarle. Ma nell’urna elettorale è più saggio portare il giudice, e lasciare il pm a casa
“Non sono un uomo, sono un diagramma, un pupazzetto sul tabellon”, cantava Pippo Franco in una canzone, La statistica, ispirata ai polli di Trilussa. “Son per tre quarti figlio di mamma di onoratissima reputazion, ma per il quarto che mi rimane io sono figlio di ignote puttane”; dunque, riportando impropriamente ai singoli il dato generale delle nascite, concludeva che “siam tutti figli di un po’ di mignotta”. Un recentissimo sondaggio di Noto e Ghisleri mi ha suggerito un analogo esercizio di introspezione. A quanto pare, il 70 per cento dei contrari al referendum voterà No per assestare un colpo a Meloni, e solo il 30 per bocciare la riforma; sull’altro fronte, il 75 voterà Sì perché favorevole nel merito, e il residuo 25 per sostenere il governo. Penso che ognuno di noi, usando il metodo statistico di Pippo Franco, possa ritrovare in sé un amalgama di queste percentuali. Io per esempio sono diviso. Una parte di me, che ha in antipatia il governo, vorrebbe tanto votare No, e presta orecchio solo agli argomenti, fondati o meno, che inducono a sospettare della riforma.
Questa animosità politica mi spinge a leggere il quesito con sospetto, per trovare tra le righe trabocchetti e pistole fumanti, o a non leggerlo affatto. Se esamino il testo con equanimità, però, devo constatare che gran parte delle ragioni del No sono semplicemente false, o tirate per i capelli, o fondate su un insindacabile processo alle intenzioni. Al momento della rilevazione, tre quarti di me votano Sì perché la riforma è buona, ma per il quarto che mi rimane Meloni ha torto a prescindere. Queste due anime lottano nel mio petto, e non c’è modo di conciliarle: se seguo l’una, abbandono l’altra, e viceversa. Li riconoscete? Sono l’accusatore e il giudice: il primo cerca pretesti per condannare il governo, il secondo valuta spassionatamente le prove. Pensare che si possa essere entrambe le cose – una parte imparziale – è, diceva Calamandrei, un “assurdo psicologico”. Ma nell’urna elettorale è più saggio portare il giudice, e lasciare il pm a casa. Per questo voto sì.