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IL BI E IL BA
Salvini trasforma il cinema poliziesco all'italiana in discorso politico
“Scene da Far West, guerriglia in mezzo alla strada in pieno giorno”, “Inseguimenti, manovre criminali e un agente ferito”. I post del ministro ricalcano i film poliziotteschi degli anni Settanta, sia per i titoli che per le locandine
I film poliziotteschi degli anni Settanta di solito li riconosci dai titoli di testa. Vedi scorrere immagini di violenze urbane assortite – scippi in motoretta, rapine a mano armata, negozianti derubati, agguati in passamontagna. Più raramente (è il caso, per esempio, di I ragazzi della Roma violenta), si aprono con interviste a cittadini esasperati che invocano la mano dura delle forze dell’ordine, o con finti titoli di giornale che raccontano città allo sbando, tiranneggiate dal crimine: “Scene da Far West, guerriglia in mezzo alla strada in pieno giorno”; “Inseguimenti, manovre criminali e un agente ferito”. Quelli che ho appena citato, però, sono post comparsi nell’ultima settimana sulla pagina Facebook del ministro Salvini, il più recente avatar del poliziesco all’italiana nell’epoca dei social. Ci trovi anche l’espediente dell’intervista: “Lo sfogo di un cittadino, stufo di violenze e devastazioni… Possiamo dargli torto?”.
Gli ingredienti ci sono tutti. Cosa manca, per completare la trasmigrazione di un genere cinematografico estinto in un genere del discorso politico? Ah, già, la locandina. Quelle dei vecchi poliziotteschi si somigliavano molto: vedevi l’eroe giustiziere – che poteva essere Franco Nero, Maurizio Merli, Luc Merenda – con una pistola puntata in direzione dello spettatore, un cliché antico quanto la storia del cinema. Ebbene, sulla pagina di Salvini non manca neppure questo. C’è un ispettore di polizia, ospite della trasmissione retequattrista Fuori dal Coro, che punta l’arma verso il pubblico. Didascalia: “Io sto col Poliziotto”, che è anche lo slogan di una raccolta firme promossa dalla Lega. Niente di nuovo, direte voi, conosciamo i nostri polli padani. Non fosse che in occasione della campagna referendaria la destra poliziottesca sta rivisitando un altro motivo fondante del genere: il giudice che intralcia le forze dell’ordine. È anche il titolo di un film del 1973: La polizia incrimina, la legge assolve. Con l’effetto di degradare una storica battaglia garantista a trama di un filmetto a basso budget.