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il bi e il ba
Checco Zalone e la sfida contro ingenui, snob e meta-snob
Un giro fra recensioni e stroncature dell'ultimo film di Luca Medici. Da chi si identifica senza complessi con il suo modello di italiano medio a quelli convinti che stia facendo una bonaria ma non per questo meno spietata satira del cozzalone
Non ho visto il film di Checco Zalone. Ma non perché la sera leggo Kant – dio me ne guardi. Non l’ho visto perché mi piace accostarmi a uno degli ultimi Oggetti Culturali Nazionali (accanto a Sanremo, a Garlasco e ai Mondiali, quando l’Italia si qualificava) come se fosse un sarchiapone, una bestia misteriosa chiusa in una scatola. Quindi voglio prima leggere tutte le recensioni, le stroncature, i posizionamenti snob e i contro-posizionamenti snobisticamente anti-snob, e solo alla fine apro la scatola, ossia vado a vedere il film. E insomma, a seguire il dibattito sembra ancora una volta che ognuno abbia visto un sarchiapone diverso, perfino opposto, ma che tutti siano certi di aver colto il vero senso (e il bersaglio) della sua satira. E non per effetto di una pentecoste nazionalpopolare, ma per via della partita a scacchi tridimensionali che Luca Medici sta giocando da anni con diversi pubblici – fin dal suo nome d’arte, che è al tempo stesso una rivendicazione di tamarraggine e, grazie al “che” iniziale, una presa di distanze.
Al primo piano della scacchiera 3D ci sono quelli (la maggioranza) che si identificano senza complessi con il suo modello di italiano medio – che di medio ha ben poco, se non come risultante di pulsioni estremiste in lotta. Al secondo, quelli convinti che Medici stia facendo una bonaria ma non per questo meno spietata satira del cozzalone. Al terzo, infine, quelli che vedono nei suoi film una salutare presa in giro del ceto medio riflessivo del secondo piano che si reputa superiore al cozzalone e pretende di rieducarlo; e accanto, sullo stesso livello della scacchiera, i detrattori secondo cui la manovra reazionaria di Zalone consiste in un doppio salto mortale per restituire ai colti l’opzione della cozzaloneria, così da farli ricongiungere senza colpa a quelli del primo piano. L’ingenuo, lo snob e il meta-snob: a tutti e tre Checco Zalone offre un kit per esercizi di distinzione. Ed è forse l’unico modo, in una cultura balcanizzata, per sfiorare l’universalità. E ora, apriamo la scatola.