IL BI E IL BA

Separare le carriere per accorciare l'inferno

Guido Vitiello

Le parole dell’ex guardasigilli Mastella illuminano un paradosso: assolto dai giudici dopo dieci anni, ma contrario a una riforma che potrebbe, se non accelerare i processi, almeno limitare i danni dell’azione penale senza controllo

L’Italia è quel paese in cui non basta essere stato ministro della Giustizia per capire, come usa dire, la natura della bestia. Prendiamo il caso di Clemente Mastella, che fu guardasigilli nel Prodi secondo e che proprio la bestia disarcionò con uno scrollone inquisitorio (e con lui finì chiappe a terra anche il governo). A Virginia Piccolillo del Corriere, che gli domanda se la riforma Nordio non sia un antidoto contro i veleni giudiziari di cui è stato vittima, Mastella risponde che “la separazione già c’è. Sennò mica stavo qui. A me chi mi ha salvato sono stati i giudici. Certo dopo dieci anni di inferno. E quello sarebbe da riformare, ma sui tempi la riforma non interviene”.

Andiamo con ordine. Dunque lo hanno salvato i giudici, non i pubblici ministeri, che la riforma, secondo Mastella, rischia di trasformare in superpoliziotti, come se non lo fossero già da un pezzo. Purtroppo, dice, lo hanno salvato solo dopo dieci lunghissimi anni. Ma il punto è proprio questo. E se un giudice soccorritore, indipendente in tutto e per tutto dal pm, fosse intervenuto anni prima, all’altezza delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare, e avesse potuto accorciargli la stagione all’inferno?

E poi, perché non lo hanno salvato i pubblici ministeri, se sono così intrisi di cultura della giurisdizione e così lontani dal modello del superpoliziotto? L’argomento secondo cui la riforma non intacca il vero problema, ossia i tempi interminabili dei processi italiani, oltre che benaltrista e demagogico è anche inconsistente. E’ vero, la separazione delle carriere non incide sui tempi della giustizia. Può incidere, in compenso, sui tempi dell’ingiustizia. E non mi pare poco.