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IL BI E IL BA

Ecco come fanno certi comunisti ad abbindolarsi da soli su Chávez e Maduro

Guido Vitiello

Dal contrapporre il rivoluzionario buono all’erede senza carisma al derubricare i crimini più efferati a "errori", tirando in mezzo l’accerchiamento imperialista. E, perchè no, anche un bel film

La capacità di certi comunisti di abbindolarsi da soli ha qualcosa di prodigioso, di eroico perfino: una corsa con l’uovo nel cucchiaio (dove l’uovo è l’ideologia) che dev’essere preservato integro malgrado tutti gli inciampi, i crepacci, gli ostacoli che la storia e la ragione disseminano sul tragitto. Se si è abili, si può arrivare ai novantasei anni di età con la fresca dabbenaggine di un sedicenne. È il caso di Luciana Castellina e della sua allucinazione bolivariana pubblicata sul manifesto di ieri. Primo espediente salva-uovo: contrapporre il rivoluzionario buono all’erede senza carisma, e adombrare l’idea – così poco marxiana, così poco strutturale – che se il primo fosse vissuto un po’ più a lungo allora sì che avremmo visto il sogno compiersi (la “più interessante rivoluzione democratica dei nostri tempi”, “ahimè bruscamente interrotta dal cancro che stroncò Chávez”). Secondo espediente: derubricare i crimini più efferati a “errori”, come a dire che la rotta restava giusta e le intenzioni pure, non fosse per il problema di cui al punto uno (“Maduro certo non è Chávez, non ha la sua capacità, la sua cultura”).

Terzo salva-uovo, la schivata paranoide: presentare i suddetti errori come conseguenze dell’accerchiamento imperialista, nella fattispecie “l’embargo omicida”, vecchio rottame della propaganda castrista riciclato per ogni contesto. Se tutto questo non basta e un barlume di sensatezza minaccia di disorientare il corridore, c’è sempre l’ultima spiaggia, l’auto-turlupinatura romantica, molto cara ai cinefili del manifesto: proiettarsi un bel film, un documentario sulla presa del potere di Chávez, con “le immagini del popolo che scende giù dai barrios sulle colline, una folla incredibile”, un film che “sembra un affresco di Diego Rivera, l’epopea del popolo nel palazzo di governo di Città del Messico”. Così, alla fine della corsa, l’uovo è intatto. Marcio e velenoso, ma intatto. E può essere passato a una nuova generazione di corridori.

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