AP Photo/Steve Helber 

Il Bi e il Ba

L'ultimo capriccio del piccolo Donald

Guido Vitiello

Un bambino a cui è stato rifiutato qualcosa si mette in disparte e ristabilisce il contatto con il mondo esterno compiendo un gesto riprovevole per vie traverse. Decifrare Trump con la psicologia infantile

Dice l’amico trumpiano: è nella natura di Trump rompere il cerimoniale e non far nulla “by the book”: che ti aspettavi, un concession speech con tutti i crismi? E sia. Poi però aggiunge: è un po’ naïf tirare in ballo psicologia e psichiatria – come fa per esempio il recente documentario “#Unfit” – per decifrare un capo politico. E anche questo, in tempi normali, potrebbe esser vero. Peccato che faccia a pugni con la prima affermazione. I protocolli stanno lì proprio per impedire al carattere individuale e all’arbitrarietà della psicologia di ingombrare la scena: senza protocolli si è nudi e analizzabili.

 

Perciò, come bandolo predittivo per le prossime mosse di Trump, mi affido a un vecchio saggio di René Girard su Albert Camus, “Il solipsista”, e alle sue notazioni di psicologia infantile: “Immaginiamo un bambino cui sia stato rifiutato qualcosa che lui desidera intensamente: si metterà in disparte, lontano dai genitori, e nessuna promessa sarà in grado di farlo uscire dal suo rifugio”. Foss’anche la Casa Bianca.

 

“Se si lascia il bambino alla sua solitudine, ben presto questa diverrà insopportabile, ma l’orgoglio gl’impedirà di rientrare a testa bassa nella cerchia famigliare. Che fare, allora, per ristabilire il contatto col mondo esterno? Il bambino dovrà compiere un gesto che attiri l’attenzione degli adulti senza però farlo passare per una resa umiliante: un gesto riprovevole, naturalmente. Un’aperta provocazione sarebbe ancora troppo trasparente: il gesto riprovevole dev’essere compiuto di nascosto e per vie traverse”. Ebbene, quale provocazione sbieca e sotterranea ci attende?

 

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