il bi e il ba

Casaleggio, associati nell'ignoranza

Guido Vitiello

Ho letto la Lettera di Casaleggio II ai Romani, la Vaffa omnes. Secondo Davide, il padre "conosceva profondamente l'animo umano". Eppure, il fallimento della dinastia di ingegneri sociali della nota srl è dovuto proprio a questo: la loro abissale ignoranza dell’animo umano

Non ho ancora letto la nuova enciclica di Francesco I, in compenso ho letto la Lettera di Casaleggio II ai Romani, la Vaffa omnes, e sono rimasto colpito da questa frase rivelatrice riferita al predecessore, suo padre Casaleggio I: “Conosceva profondamente l’animo umano”. Ebbene, al di qua delle discordie politiche, organizzative, economiche, legali e dei cento altri piani su cui si ripercuoterà il crollo strutturale del Movimento 5 stelle, il fallimento della dinastia di ingegneri sociali della nota srl non ha altre ragioni che questa: la loro abissale ignoranza dell’animo umano. Già Casaleggio padre – lo hanno raccontato Nicola Biondo e Marco Canestrari in “Supernova” – nei suoi ultimi giorni era amareggiato dalle ambizioni, dalle meschinità e dagli intrighi dei suoi avatar di Roma, spinte centrifughe che neppure il suo carisma di fondatore riusciva più a imbrigliare. Il figlio, che ha ereditato il soglio ma certo non l’unzione, ha affidato tutto ai contratti, agli statuti, alle penali e ai balzelli, con i risultati che vediamo.

 

 

Non serviva neppure leggere i grandi moralisti, bastava qualche romanzo parlamentare di fine Ottocento a snidare l’errore, o perfino qualche reminiscenza scolastica dell’Odissea. Solo una spaventosa ignoranza di come son fatti gli uomini poteva far credere che una ciurma di miracolati, sbarcati presso la Circe maliarda dei palazzi romani e qui rapidamente trasformati in maiali, potesse essere telecomandata da Milano. Ad aggravare le cose, c’è che Di Battista non è Ulisse.

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