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Fotografia in banca

Giuseppe Guzzetti e Nanni Bazoli dialogano su economia, etica, bene sociale. Idee in mostra

1 Giugno 2019 alle 06:00

Fotografia in banca

Giovanni Bazoli e Giuseppe Guzzetti (in prima fila) all'inaugurazione di una mostra fotografica alle Gallerie d'Italia a Milano (Foto presa dal sito della Fondazione Cariplo)

Una fotografia dell’economia e del mondo bancario sullo sfondo del bene e dell’etica. Una fotografia che non è frequente vedere, perché sulle poltroncine delle Gallerie d’Italia sono seduti due campioni della storia bancaria italiana. Accomunati, con tutte le sfumature del caso, da quell’aggettivo, “bianca”, che un tempo si usava per la finanza di ispirazione cattolica. Giovanni Bazoli è il padrone di casa, l’ospite è Giuseppe Guzzetti. Bazoli è oggi presidente emerito di Intesa Sanpaolo e quel luogo, le Gallerie d’Italia e il grande investimento nella cultura che rappresentano, lo considera la sua personale legacy: una trasposizione nella cultura di un concetto di etica legato alla finanza e al denaro con cui ha dialogato tutta la vita. Giuseppe Guzzetti, protagonista del mondo bancario e prima politico con un imprinting di cattolicesimo più sociale (Bazoli discepolo ideale di Nino Andreatta, Guzzetti formatosi nella Base di Marcora) la sua legacy, la sua creatura, l’ha appena affidata al futuro: la Fondazione Cariplo, con il suo modello innovativo di investimento in un welfare e in una promozione sociale non pubblici.

 

Le fotografie che hanno generato l’incontro non sono le loro, personali. Le Gallerie d’Italia ospitano (fino al 1 settembre) una mostra fotografica, 13 storie dalla strada. Fotografi senza fissa dimora, frutto di un bel progetto di Fondazione Cariplo. Una “fotografia” del suo stile, appunto. Il progetto nasce in collaborazione con la onlus Ri-scatti, che dal 2015 utilizza la fotografia in progetti di integrazione sociale. Per un anno, con il supporto di Fondazione Cariplo, ha condotto workshop di fotografia con 13 persone senza fissa dimora, italiane e straniere, segnalate dal Comune di Milano. Poi a queste persone è stato chiesto di fotografare, ognuna, uno dei molti progetti sociali che la Fondazione sostiene: da Incontri sul Ring, che utilizza la boxe per aiutare ragazzi in difficoltà, a Nanosak, che invece finanzia progetti innovativi nelle biotecnologie, a Talenti inauditi , un percorso di Cariplo Factory dedicato alla riqualificazione di persone uscite dal mercato del lavoro, a Tikitaka, una comunità alloggio in cui vivono in autonomia persone disabili. Ne sono uscite le 52 immagini, in bianco/nero selezionate per una mostra che è una adeguata sintesi della filosofia di Fondazione Cariplo. E che non è frutto del caso, di spontaneismo o “buonismo”.

 

È stato un dialogo interessante, quello tra Guzzetti e Bazoli. Il primo a ribadire la necessità di una visone dell’economia che sia, prima che creazione di profitto, strumento di rimozione della povertà e di promozione sociale e culturale. Compreso il sostegno che Guzzetti ha sempre dato al Terzo settore, “una realtà libera e pluralista, fondamentale per la democrazia”, ha detto. Dal canto suo Bazoli ha ricordato che il percorso storico che ha dato la possibilità di esistenza alle Fondazioni viene dalle intuizioni, si era a fine anni ’80, reduci dallo scandalo Ambrosiano, di Andreatta e dalla sua visione di una finanza eticamente basata. Due percorsi che oggi fanno della restituzione sociale della ricchezza un modello non assistenziale, ma di sviluppo. Una fotografia di cui sentiremo ancora parlare, i tempi sono maturi.

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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