Piazza d'Armi, là dove non ci sarà una Pinetina forse ci sarà un bosco

Giovanni Seu

L'area in cui doveva sorgere il nuovo centro di allenamento dell'Inter potrebbe essere trasformata in un grande parco. L'ipotesi che piace agli ambientalisti 

Un parco grande come il Sempione nella periferia ovest tra via Forze Armate e Baggio. È la prospettiva che sta prendendo corpo dopo il fallimento dell’operazione che doveva portare al trasferimento della Pinetina dell’Inter in Piazza d’Armi, sede di un’ex caserma dismessa da circa vent’anni che attende di conoscere il suo destino. Un compito non facile su cui il Comune sta giocando un difficile ruolo di coordinamento in un tavolo circondato da molti giocatori. Il più importante è sicuramente Invimit, la società incaricata dalla stato di valorizzare il proprio patrimonio immobiliare, che ha in carico l’area: si tratta di ben 42 ettari che ospitavano quella che era più grande cittadella militare d’Europa.

 

Il bando dello scorso maggio presentato da Invimit, molto favorevole al progetto dell’Inter, che però ha cambiato progetti, e ora è concentrata sull’operazione “nuovo SanSiro” è andato però deserto e Palazzo Marino ha iniziato a ragionare su un’ipotesi più ambientalistica che prevede volumetrie solo su 8 ettari mentre il resto diventerebbe un parco: “La situazione è cambiata – spiega l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran – in quanto Invimit ha una nuova gestione e stiamo approvando il nuovo Pgt che porterà l’indice di edificabilità a 0,35, con una diminuzione del 65 per cento rispetto a dieci anni fa. L’idea su cui stiamo lavorando è di una struttura direzionale, con servizi e uffici, nell’area degli ex magazzini che si estende per 150 mila mq”. Ma c’è anche un’altra opzione che eliminerebbe del tutto il cemento in Piazza d’Armi: nel Piano regionale di revisione dei servizi ospedalieri è prevista la demolizione del San Carlo, che confina proprio con l’ex caserma.

 

Con uno scambio di volumetrie Invimit potrebbe abbandonare la volontà di edificare in Piazza D’Armi in cambio dell’area dove oggi si trova l’ospedale:  “Ne ho parlato con la Regione – aggiunge  Maran – c’è una loro generale disponibilità, se ci sono le condizioni potremmo procedere”. Quest’ultima soluzione è musica per il fronte ambientalista che da anni si batte per un progetto di forestazione urbana: “Quest’area ha caratteristiche peculiari – spiega l’architetto Licia Martelli, che ha curato il progetto per l’associazione Piazza d’Armi-Le giardiniere – qui vivono 42 specie di avifauna protetta, abbiamo una grande occasione per mettere questo spazio in continuità con il sistema verde della città. Noi proponiamo il recupero degli ex magazzini per uno studentato, housing sociale, un mercato agricolo”.

 

E poi, parco. Una linea che trova d’accordo solo in parte Marco Bestetti, presidente del Municipio 7, che sostiene la realizzazione di impianti sportivi: “L’area è molto grande per cui potrebbe ospitare 1-3 impianti per competizioni nazionali o anche internazionali in coerenza con la vocazione sportiva del quartiere”. I tempi per decidere non sono lunghi. Il controllo del territorio è sempre più incerto: “Per sbloccare la situazione aspettiamo una proposta di Invimit, la palla è in mano loro”. Difficile che la società controllata dal Mef presenti un altro bando, è più probabile che si accontenti di ridurre le volumetrie costruttive. Più complicata l’ipotesi San Carlo, al momento solo abbozzata,  che richiederebbe anche un rapporto tra Regione e Comune più virtuoso di quello emerso negli ultimi mesi.

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