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Ma dov’è Elkette?

La mascotte di Mustier, che aveva stregato la comunicazione Unicredit, ha le quotazioni in ribasso

13 Gennaio 2019 alle 06:16

Ma dov’è Elkette?

Foto LaPresse

Sbagliamo a dirlo, o forse Elkette ha perso smalto? Quando, nel settembre del 2015, l’alce di peluche tanto cara a uno dei banchieri più potenti d’Italia – al secolo Jean Pierre Mustier, gran capo, in solitaria, di Unicredit, secondo istituto per importanza del paese dopo Intesa Sanpaolo – fece il suo debutto in società, leggasi Cernobbio tutti restarono colpiti da questa mascotte voluta fortemente dell’ex membro della Legione straniera francese, che spuntava in ogni dove: i dipendenti dello staff comunicazione della banca di piazza Gae Aulenti scartano scatoloni a più non posso per rendere felice il loro capo, e soprattutto la sua grande guru della comunicazione, Louise Tingstrom, la bionda e glaciale pr svedese che detta legge in Unicredit.

 

Da quel momento, Elkette spuntò in ogni dove, al punto che si narra che per il Natale successivo i dipendenti dell’istituto milanese dovettero portarla in giro ovunque, mostrandola in qualsiasi situazione. Perché era il portafortuna, questo dettava la regola comunicativa, del maxi aumento di capitale da 13 miliardi portato a termine della banca (il più alto della storia creditizia nazionale). Spuntò addirittura, e se non lei era un altro “parente” con le corna, tra le mani di Michael Bloomberg, poi tra quelle di François Hollande, Romano Prodi, Beppe Sala, sir Martin Sorrell e così via. Una istituzione. Un’icona, al punto che come riferì il sito Lettera43 venne creata una società ad hoc, la FinElk, per sostenere la sua crescita. Ma al tempo stesso un incubo per chi doveva ogni volta metterla in mostra. E forse anche per lo stesso Mustier, che ora non appare più così di frequente con l’alce in mano. E che del peluche si stiano via via perdendo le tracce, nonostante il concorsone interno alla banca organizzato dalla Tingstrom per il Natale 2018 (al quale in verità non pare che abbiano aderito in tanti: nella foto-post di riferimento vengono citati solo sei dipendenti), lo dimostra anche il profilo Instagram. Il simpatico (insomma…) animaletto ha il suo bel profilo sul social più di tendenza. Ma a fronte di 3.852 follower (dato non banale) ha postato solo 294 volte in almeno due anni di vita online e segue una ristrettissima cerchia di profili, 187. Due dati che, secondo gli addetti ai lavori, dimostrano una scarsa attività digitale e uno scarso successo online.

 

Tesi avvalorata dal fatto che dal 21 dicembre a oggi compaiono solo tre post/post: uno del 21 dicembre per gli auguri di buone feste (un selfie dei dipendenti Unicredit con Ekette), uno del 26 dicembre, mentre l’alce fa il bagnetto (si stava rilassando, sostiene lei, in attesa di cuginetti: ma non ci sono poi prove documentali di cosa sia accaduto poi) e, infine, il post dell’1 gennaio in cui tra i fiori fa i suoi auguri. Insomma, non si può certo dire che abbia una cognizione di Instagram pari a Chiara Ferragni. Ma va altresì detto che il suo padrone, alias Mustier, ultimamente non è certo il Fedez della situazione. Scottato dall’impossibilità, politica, di dare vita al matrimonio d’affari con SocGen (il governo francese temeva per lo spread italiano e per la mole di titoli di Stato in pancia a Unicredit) adesso il potente banchiere sta cercando un’altra soluzione, forse più di sistema. Facendo avance al governo gialloverde, in rotta di collisione con il presidente francese Emmanuel Macron, per presentarsi come salvatore della patria, dicendosi (forse) disponibile a farsi carico del fardello-Carige. Banca che il governo Conte vuole mettere in sicurezza, nazionalizzandola (parole, ultime, del sottosegretario Giorgetti). Un’impresa titanica, visti i numeri della banca ligure. E chissà se la piccola alce si troverà bene tra i camalli del porto genovese, all’ombra del Matitone?

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