Piccola rassegna di giovani o new entry in Consiglio regionale

Pronti via al Pirellone. Partito per partito, piccolo elenco dei “predestinati” della legislatura nella Regione Lombardia

31 Marzo 2018 alle 06:00

Piccola rassegna di giovani o new entry in Consiglio regionale

Foto LaPresse

Ci sono i predestinati e quelli che invece non lo erano. Tutti si sono fatti il marciapiede. Piccola rassegna non esaustiva di giovani o new entry in Consiglio regionale di cui sentiremo parlare (o forse anche no).

 

ALESSANDRO MATTINZOLI - Dicono che Sirmione abbia nell’origine del suo nome un che di gallico, significherebbe “albergo sull’acqua”. Così Alessandro Mattinzoli, per dieci anni vicesindaco e poi per nove sindaco fino ad oggi, eletto in Consiglio regionale, non poteva che avere nel sangue il turismo. Eletto tra le fila di Forza Italia nel collegio di Brescia, uomo vicinissimo a Mariastella Gelmini, nuova capogruppo alla Camera, è uno dei “nativi azzurri”. “Ho iniziato a fare politica in Forza Italia e sempre là sono rimasto”, spiega al Foglio. Ha studiato medicina ma ha interrotto al secondo anno. La mamma “ha chiamato” i figli a servire la famiglia, poiché il papà era malato. E loro hanno risposto “presente”, andando ad operare nel campo del turismo con due strutture ristorative e servizi all’interno di un villaggio. Però Mattinzoli non è uno dalle vedute corte, così da sindaco ha anche inaugurato una serie di rapporti nientedimeno che con la Cina: “Abbiamo pensato a un progetto di ospitalità per ospiti istituzionali vip proprio a Sirmione. Così se una personalità cinese arriva e deve viaggiare per l’Europa può avere un posto con un’accoglienza perfetta”. Andrà a fare l’assessore con Attilio Fontana. Lo danno per sicuro. Da Sirmione alla Cina.

 

PIETRO BUSSOLATI - I suoi amici lo prendono in giro perché da quando è segretario gli sono venuti i capelli bianchi. In effetti, un po’ più brizzolato lo è, rispetto a quando si candidò per la prima volta alle regionali. Non andò bene, ma nel frattempo Bussolati, da cinque anni alla guida del Pd di Milano e provincia, di strada ne ha fatta. “A ripensarci, sono segretario esattamente dalla metà della storia del Pd, che è stato fondato 10 anni fa”. E’ stato il più votato della pattuglia dem, e proprio a ridosso delle elezioni ha “ringraziato” i suoi sostenitori con un rinfresco dopo un torneo di calcetto che ha visto anche il sindaco Beppe Sala, in calzoncini e in gran forma, giocare con la formazione del Comune. La squadra di Bussolati ha perso, ma la sconfitta ha portato bene, evidentemente. Renziano di rito ambrosiano, è uno dei “giovani” del Consiglio. Dove porterà la sua strada, oggi, è un’incognita. Del resto, quella del Pd com’è?

SILVIA SARDONE - C’è chi se la ricorda a bordo del camper di suo papà, che portava in giro il candidato sindaco di centrodestra, Gallizzi, anni e anni fa. Non andò bene, ma già allora la ragazza era di quelle curiose. E non priva di un certo coraggio giovanile. Come quando, sotto la pioggia, armata di un cappellino da pescatore e accompagnata da suo marito (Roberto Di Stefano, oggi sindaco di Sesto San Giovanni), si posizionò fuori dal Carroponte, alla Festa dell’Unità, chiedendo le firme ai dem. Che per un po’ la percularono, un po’ si incazzarono. Ma alla fine la rispettarono. Pasionaria del quartiere Adriano, è stata regina delle preferenze per Forza Italia, a una incollatura dal recordman Giulio Gallera, che però era assessore uscente e con delega pesante (la Sanità). In squadra con Fontana ci sarà, ma la cosa fondamentale per lei è che la campagna elettorale non finisce mai. “Datemi un ruolo per il quale posso andare a parlare con la gente”. Altro, non gli interessa. “Voglio crescere. Tre anni fa facevo la consigliera di zona”. Chissà che cosa succederà nei prossimi tre anni.

STEFANO BOLOGNINI - Poteva candidarsi alla Camera, o correre per il consiglio regionale. Poteva fare tante cose Bolognini, salviniano doc. Ma lui non è tipo da cercar poltrone. Al massimo gli piace accomodarsi sulla sdraio, stessa spiaggia di Matteo Salvini, da molti anni. E gli piace (moltissimo) accomodarsi sui seggiolini degli stadi di mezza Europa per la sua amata Atalanta, accompagnato da Daniele Belotti, ex assessore regionale, adesso onorevole votato con percentuali bulgare nella bergamasca. Bolognini farà l’assessore, pare certo. Ma soprattutto è l’uomo delle relazioni di Salvini a Milano. Affabile, sempre disponibile. Se non risponde al telefono è perché lo stanno chiamando già in ventidue. A lui è stato affidato un compito: far diventare leghista anche la Milano nella quale la Lega non sfonda. Quindi, il percorso di supporto al candidato sindaco che dovrà cercare di strappare la roccaforte alla sinistra. Potrà lavorare sulle periferie, e potrà muoversi come al solito.

DARIO VIOLI - Sognava di lavorare nell’edilizia, poi si è occupato di cooperazione internazionale. E’ uno dei volti moderati del Movimento 5 stelle. Non è un esordiente, ma sicuramente è destinato ad avere un ruolo di punta. Non fosse altro che è stato candidato presidente e ha fatto una buona figura malgrado la terra ostile per il movimento di Grillo. Molto amico di Stefano Buffagni, rappresenta l’ala governativa del M5s, quella di Di Maio. Se esiste una via renziana ambrosiana, questa è la via pentastellata lombarda. Incognita: chissà come farà a fare opposizione a Fontana in caso di un governo Di Maio-Salvini.

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