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Chi se ne va (e chi perde posto) nella carovana di Fontana

Più che la comunicazione, il problema vero è la composizione della squadra del candidato del centrodestra

28 Gennaio 2018 alle 06:19

Chi se ne va (e chi perde posto) nella carovana di Fontana

Attilio Fontana (foto LaPresse)

Come nei più avvincenti western di  John Ford, la carovana che sta attraversando il guado viene attaccata dai pellerossa. Naturalmente proprio mentre sta nel mezzo del Rio Bravo. E’ una strage. I più fortunati si buttano in acqua e scivolano via con la corrente. Ma sono in molti a restare sul terreno. Allo stesso modo la carovana della Lega che sta attraversando il guado padano per attestarsi nuovamente in cima al Pirellone, è sotto assedio.

 

Iniziamo col dire che il capo carovana, governatore in pectore, Attilio Fontana – un gentiluomo, ma di provincia – non ne azzecca una. Partito col vento in poppa da borgomastro varesino, è scivolato alla prima radura, sulla “razza bianca”. I bene informati spiegano che si sarebbe trattato di una scelta “politica”, per farlo conoscere ed apprezzare dal popolo della Lega, in un momento di comprensibile smarrimento. Peccato che il bravo già presidente dell’Anci (comuni lombardi), come se viaggiasse su uno scalcinato calesse nel West, sballottato su e giù, prima si scusa e poi rincara la dose. Nemmeno le pesanti critiche della Conferenza episcopale lo convincono a dare uno stop.

 

Ma il problema vero per la carovana salviniana in terra lombarda, più che la comunicazione e i suoi toni è la squadra di governo, al netto dell’enorme spazio che occuperà (probabilmente) Forza Italia, dopo l’addio di Roberto Maroni. Degli assessori uscenti targati Lega, il più quotato – tecnico competente, ufficiale di collegamento col governo di Roma e plenipotenziario dei conti – Massimo Garavaglia, s’è fatto da parte e sta pensando (forse) di trasferirsi a Roma. E senza la memoria storica e tecnica della giunta, per Attilio Fontana non sarà facile la gestione di un bilancio da capogiro. A meno di dover passare la mano, fuori dalla Lega. Per Gianni Fava, assessore all’Agricoltura, gran tessitore dell’autonomia lombarda e volto storico del leghismo, pare non ci sia posto in nessuna lista. Così come per Antonio Rossi, già olimpionico di canoa, assessore allo Sport che però, a detta di molti, non ha brillato nella nuova specialità. Il nuovo governatore, ovviamente supponendo che sia Fontana, come prassi vuole dovrà costruire il suo staff, anche perché il vicario del direttore generale della presidenza, Giacomo Ciriello, non è affatto detto che resti al suo posto. Sicuramente Isabella Votino, storica portavoce di Maroni, ma anche abile nel gestire i rapporti con il Consiglio e la giunta, non sarà della partita e le lingue biforcute parlano di un seggio con Forza Italia alla Camera. Ma potrebbe scegliere un posto al sole più acconcio e senza passare dalle urne (si parla con insistenza di Leonardo Spa).

 

Il direttore della comunicazione, Patrizia Carrarini, molto amica della Votino, appena riconfermata, non sembra avere un gran futuro al servizio della nuova giunta. Arrivata al Pirellone al seguito di Andrea Gibelli, non è molto amata. E a proposito di Gibelli, già vicepresidente di Formigoni, collocato da Maroni nella holding ferroviaria Fnm, è in scadenza. Altri assessori in quota Lega non hanno lasciato il segno: Cristina Cappellini, delega alla Cultura, potrebbe rimanere; Simona Bordonali, salviniana, dovrebbe andare alla Camera mentre di Claudia Maria Terzi, assessore all’Ambiente, non si parla affatto. Ma c’è qualcuno che ha un futuro: l’astro nascente della compagine guidata da Attilio Fontana è il super salviniano (esplorare il suo profilo Facebook per credere) Stefano Bolognini, già assessore alla Provincia di Milano, destinato a guidare la carovana di Fontana governatore. Per gestire i 24 miliardi di euro del bilancio regionale serviranno forze nuove. Ma si sa che non sono pochi quelli destinati a saltare sul carro del vincitore (se vincerà).

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