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In Lombardia i lavoratori si schierano con Gori

Il netto, ma non inatteso, endorsement della Cgil dice molto di come cambia la sinistra

21 Gennaio 2018 alle 06:05

In Lombardia i lavoratori si schierano con Gori

Giorgio Gori (foto LaPresse)

Non si può certo dire che la Cgil, l’ex “cinghia di trasmissione” che legava la classe operaia al Partito, si sia risparmiata. Era partita lancia in resta Susanna Camusso, milanesissima segretaria generale, a sostegno della candidatura di Giorgio Gori: “Credo che sarebbe positivo se si cogliesse l’occasione di una candidatura unitaria in un’area del paese, in particolare in quella milanese, dove cresce il numero di giovani e con un significativo tasso di innovazione”. E poi addirittura la leader della Cgil, non proprio una renziana, si è sbilanciata con una proiezione nazionale: “Sarebbe un passo importante per poter affrontare una partita strategica anche a livello nazionale”. E alla fine Camusso ha calato l’asso: “Ci piacerebbe che nella valutazione avessero un peso le buone relazioni avute con il sindacato a Bergamo”. Il tempo di battere la notizia, qualche giorno fa, e mentre la sinistra-sinistra di Liberi e Uguali si arroccava sulla posizione di rottura contro il candidato “del Pd”, anche la segreteria regionale della Cgil lombarda apriva invece le porte al sindaco di Bergamo: “Noi riteniamo che sia necessario e doveroso provarci fino alla fine”, spiegava Elena Lattuada, “dopo tanti anni di centrodestra alla guida della Regione Lombardia ci piacerebbe immaginare, costruire, favorire un’alternanza e uno schieramento diverso. Voltiamo pagina e ritroviamo le ragioni per avere una Regione governata in altro modo, con una possibilità di credere che cambiare si può. Se lo schieramento riuscisse a trovare le ragioni dell’unità e a proporre un modello diverso credo che sarebbe utile e un beneficio per tutti”. Dopo la retromarcia di Maroni, un po’ a tutti nella sinistra è balenata l’idea di potercela fare. Là dove nemmeno il mite e generoso Umberto Ambrosoli – figlio dell’uomo che fu ucciso per aver smascherato i traffici di Michele Sindona attorno alla Banca Privata Italiana – forse può arrivare il sindaco di Bergamo, ragionano i maggiorenti del Pd lombardo. Perché innanzitutto c’è questo da notare: Ambrosoli, così come lo aveva preceduto nel ruolo di sfidante, non era riuscito a sfondare nei “territori” non metropolitani. Gori, che ce l’ha fatta in una roccaforte forza-leghista come Bergamo, può provare.

 

Ma le divisioni l’hanno avuta vinta sulle ragioni dell’unità. E d’altra parte – a ben guardare – al di là dell’ammuina sulle primarie, le prime mosse del candidato Gori non erano sembrate concilianti. Prima i complimenti alle giunte regionali del “primo” Formigoni. Poi l’adesione, seppure critica, al referendum maroniano sull’autonomia. I distinguo hanno preso il largo e nonostante i flebili appelli di Pietro Grasso e Pier Luigi Bersani, Liberi e Uguali ha scelto di candidare Onorio Rosati. E se prima c’era spazio per cercare l’unità, oggi in campo restano due candidati e – al netto dello smottamento linguistico razziale di Attilio Fontana, candidato certo più abbordabile – una quasi sconfitta.

 

Con chi va il mondo del lavoro

Ma pallottoliere a parte, la scelta di campo della Cgil – dopo anni di conflitto anche duro con un governo espresso dal Pd – è un segnale politicamente importante del cambiamento di chi lavora a stretto contatto col il mondo del lavoro e dell’impresa. “Le scelte che le forze politiche hanno compiuto in Lombardia sono tutte legittime”, spiega Elena Lattuada al Foglio. “La Cgil Lombardia intende proseguire sulla linea del confronto con tutti i candidati alla presidenza della Regione, sui programmi e sui contenuti che più ci stanno a cuore, dal lavoro al welfare e all’affermazione dei diritti. L’abbiamo detto chiaramente quando abbiamo chiesto a tutti i partiti del centrosinistra di costruire un ampio fronte per strappare la Regione al governo delle destre, e lo ribadiamo: la Cgil non è neutrale, a partire dalla riaffermazione dei valori della Costituzione e per contrastare i pericolosi fenomeni di fascismo, xenofobia, razzismo che stanno riemergendo con troppa forza. Le elezioni regionali saranno un campo di prova per tutti: per quel che ci riguarda, quando il governo regionale si insedierà dopo il voto, noi saremo pronti al confronto a partire dalla nostra rappresentanza fatta di lavoratori, pensionati e cittadini”. Gli obiettivi e le parole d’ordine non sono diverse da quelle sostenute dall’altra sinistra, quella che candiderà Onorio Rosati, che tra le altre cose è stato segretario proprio della Camera del Lavoro di Milano e che si oppone al candidato “unitario” Gori in nome degli ideali della sinistra. Eppure, la Cgil voleva l’unità. E il 31 gennaio il comitato milanese per Giorgio Gori presidente ha invitato proprio Elena Lattuada al dibattito: “Lavoro, Sanità, Welfare, cosa cambiare in Lombardia”. La speranza è l’ultima a morire.

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