Chi debutta a Piazza affari nel 2018

Un bel 2017, ma la Borsa di Milano è ancora piccina. Questo può essere un anno chiave. I nomi

7 Gennaio 2018 alle 06:16

Chi debutta a Piazza affari nel 2018

Foto di Fred Romero via Flickr

Milano, intesa come capitale finanziaria, nonostante la prosperità resta sempre una delle più piccole su scale europea. Lo dimostrano poi i numeri delle società quotate a Piazza Affari, listino che negli ultimi due anni, salvo qualche rara eccezione (i piumini Moncler), ha vissuto esclusivamente dell’euforia dell’Aim Italia, il “borsino” dedicato alle piccole e medie imprese, ossia il tessuto produttivo nazionale. Ma ora il boom dei Pir (piani individuali di risparmio) arrivato alla soglia dei 10 miliardi stimola gli investimenti e sostiene la domanda. Un bacino rilevante se è vero che un vecchio e scafato banchiere, assicuratore, promotore finanziario come Ennio Doris ha deciso di lanciarsi con la sua Banca Mediolanum in un lungo road-show in giro per l’Italia a caccia di pmi da quotare, sfruttando proprio la scia dei Pir. Lo storico socio di Silvio Berlusconi inizialmente parlava di 100 matricole per l’Aim, poi come spesso accade quando capisce la portata (in anticipo rispetto alla concorrenza) del fenomeno, si è sbilanciato fino a pronunciare il fatidico: 1.000. E sarà forse particolarmente ottimista, il buon Doris, ma è uno che di solito ci vede lontano e non sbaglia un colpo.

 

E allora perché non credere alle parole del gran capo di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi che da mesi parla di 50 quotazioni per l’anno appena iniziato? Del resto, nel 2017 ce ne sono state 39 in tutto (di cui 32 ipo), 24 però sull’Aim per un controvalore complessivo delle operazioni di 5,4 miliardi.

 

Detto ciò, Piazza Affari (una delle migliori su scala continentale lo scorso anno) che oggi pesa per il 37,8% del Pil con i suoi 644 miliardi di capitalizzazione, potrebbe davvero rilanciarsi nel 2018. Con una serie di debutti niente male. Il più famoso, e atteso, di tutti è certamente quello della maison Valentino, di proprietà della madre dell’emiro del Qatar. Sarà l’operazione più rilevante del 2018 anche per visibilità e raccolta e potrebbe trascinarsi dietro qualche altra maison come per esempio Furla, mentre non sarà sul mercato il re di Milano Giorgio Armani. Un altro brand nazional-popolare è quello di Ntv, ovvero i treni di Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, Alberto Bombassei, Isabella Seragnoli, di Intesa Sanpolo e delle Generali e del vulcanico top manager Flavio Cattaneo. I soci vorrebbero incassare più di 2 miliardi ma non è detto che arrivino a quei livelli. Attese ci sono per la quotazione di Magneti Marelli (scuderia Fca) e per Octo Telematics (doveva quotarsi negli Usa ma poi i soci russi hanno scelto Milano) il cui business è quello delle scatole nere per autoveicoli. Fa sempre molto old economy l’ipo possibile del pastificio De Cecco: un progetto vecchio di anni e attuabile solo se i tanti rami della famiglia si metteranno d’accordo. Potrebbero volare a Piazza Affari le fatine Wimx o le nuove teen idols Maggie&Bianca (gruppo Rainbow). Così come anche la finanza potrebbe tornare protagonista con il debutto dei sistemi di pagamenti di Nexi (ex Icpbi) e di Sia. In quest’ultimo caso è la Cdp, quindi di fatto il ministero delle Finanze, azionista forte di Sia a spingere per la quotazione. Anche in vista delle elezioni di inizio marzo e del possibile rinnovo dei vertici. Claudio Costamagna e Fabio Gallia vorrebbero anche portare in Borsa la italo-cinese Ansaldo Energia per dimostrare ai politici che il loro mestiere lo sanno fare dopo il mezzo flop di Trevi e Saipem. Sorpresa o ciliegina sulla torta di metà-fine 2018 potrebbe essere il debutto a Piazza Affari della Eataly di Oscar Farinetti, Andrea Guerra e Gianni Tamburi. Mentre per il business dell’Alta Velocità di Fs bisognerà attendere il 2019.

 

Ma in Borsa ci sono altre storie intriganti da seguire. A partire dal tentativo di conquista della Atlantia (autostrade) dei Benetton della spagnola Abertis. Di mezzo c’è il ricco e potente, anche politicamente, Florentino Pérez, proprietario del gruppo Acs, anch’egli in corsa per Abertis, e soprattutto patron del Real Madrid. La famiglia di Ponzano Veneto, un tempo regina indiscussa dei maglioni, deve anche valutare il futuro di Autogrill, leader nazionale e non solo della ristorazione on the road che è appena stato spacchettato in tre a caccia di nuovi soci o compratori.

 

L’altra grande operazione strategica e politica da mesi o forse anni sotto i riflettori è l’eventuale accordo tra la famiglia Berlusconi e Vincent Bolloré (socio forte pure di Mediobanca, quindi Generali) per dirimere la questione Mediaset Premiu-Vivendi ed evitare di dare vita a un nuovo lodo simil Mondadori. La soluzione potrebbe passare dal coinvolgimento di Telecom, ormai saldamente francese, per dare vita a un polo multimediale internazionale che possa affrontare colossi quali Disney-Fox-Sky, Amazon, Netflix e così via. Ma ci sarà poi da sistemare i rapporti con il governo italiano pronto a esercitare la golden power sulla rete del gruppo telefonico. Ma questa è una partita che ovviamente si intreccia con l’esito della prossima tornata elettorale del 4 marzo: il risultato, e quindi la forza di Berlusconi, inciderà pesantemente sul buon esito dell’affare. Sul fronte bancario, quello più martoriato degli anni anni, bisognerà capire se il francese Jean Pierre Mustier vorrà portare Unicredit a convolare a nozze con una banca francese o tedesca o se continuerà a mantenerla indipendente. Mentre la rivale Intesa Sanpaolo è sempre sul chi va là per possibili acquisizioni dopo le ultime due (Veneto Banca e Popolare Vicenza). Un dossier caldo, in questo senso, potrebbe essere Carige. Mentre per il Monte dei Paschi di stato (e sempre di Siena) non è detto che in futuro non si possano trovare nuovi sposi.

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